Ricerca avanzata

Home > Riviste > Minerva Medica > Fascicoli precedenti > Minerva Medica 2010 Aprile;101(2) > Minerva Medica 2010 Aprile;101(2):81-103

FASCICOLI E ARTICOLI   I PIÙ LETTI   eTOC

ULTIMO FASCICOLOMINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna

Indexed/Abstracted in: Current Contents/Clinical Medicine, EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 1,236

Periodicità: Bimestrale

ISSN 0026-4806

Online ISSN 1827-1669

 

Minerva Medica 2010 Aprile;101(2):81-103

DIABETES FORUM 

 REVIEW

Diabete e sindromi coronariche acute

Keller P.-F., Carballo D., Roffi M.

Division of Cardiology, Geneva University Hospital, Geneva, Switzerland

Contrariamente alla riduzione della frequenza di diversi fattori di rischio quali l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e il fumo di sigaretta, il diabete rappresenta un problema in espansione per la salute nel mondo occidentale. A causa delle condizioni proaterosclerotica, proinfiammatoria e protrombotica associate al diabete, i pazienti diabetici affetti da sindromi coronariche acute (acute coronary syndrome, ACS) presentano un alto rischio di conseguenti eventi cardiovascolari. Tuttavia, essi traggono allo stesso tempo maggior beneficio da una terapia basata sull’evidenza clinica degli individui non diabetici. I due principi su cui si basa la terapia per le ACS nei pazienti diabetici consistono in una forte inibizione piastrinica e in una strategia invasiva precoce. L’aspirina dovrebbe essere somministrata in tutti i pazienti e il prasugrel dovrebbe essere considerato migliore del clopidogrel in queste condizioni. Mentre l’utilizzo degli inibitori del recettore per la glicoproteina IIb/IIIa nella popolazione diabetica affetta da ACS è stato associato a una riduzione del tasso di mortalità, rimane ancora da chiarire il ruolo di questi agenti nell’era del pranugrel. È importante notare come l’aggressività della terapia anti-trombotica debba essere bilanciata con il rischio di emorragie in ogni singolo paziente. Il beneficio di un’angiografia coronarica precoce e, se necessario, di rivascolarizzazione nella cura della ACS senza allungamento del segmento ST è maggiormente evidente negli individui diabetici rispetto ai non diabetici. In tutti i pazienti, diabetici e non diabetici, l’intervento coronarico percutaneo (percutaneous coronary intervention, PCI) si qualifica come la terapia di elezione per l’infarto del miocardio con allungamento del segmento ST. Al fine di ridurre le complicanze di tipo emorragico correlate all’accesso vascolare per il PCI, dovrebbe essere preferito l’approccio radiale. Ulteriori importanti misure preventive includono la terapia con alte dosi di statine, il trattamento con ACE-inibitori/inibizione del recettore per l’angiotensina II e un adeguato controllo del metabolismo del glucosio. Nonostante l’efficacia documentata, i pazienti diabetici affetti da ACS ricevono trattamenti basati sull’evidenza clinica meno frequentemente degli individui non diabetici.

lingua: Inglese


FULL TEXT  ESTRATTI

inizio pagina