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Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2009 June;100(3):173-93

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il trattamento dell’epatocarcinoma oggi

Vero V., Racco S., Biolato M., Pompili M., Gasbarrini G., Miele L., Grieco A.

Istituto di Medicina Interna Università Cattolica del Sacro Cuore Ospedale Gemelli, Roma, Italia


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L’epatocarcinoma (hepatocellular carcinoma, HCC) è la terza causa di morte per cancro nel mondo con un incidenza mondiale in costante incremento. La cirrosi epatica rappresenta il principale fattore di rischio, essendo presente nell’80% circa dei casi. La prognosi di tale neoplasia è tuttora infausta e risulta essere strettamente correlata tanto alla funzione epatica residua, quanto all’estensione del tumore stesso. Per tale ragione è stato messo a punto un regolare programma di sorveglianza per i pazienti cirrotici, per consentire una diagnosi precoce dell’epatocarcinoma quando cioè trattamenti potenzialmente curativi possono essere utilizzati. Il trapianto di fegato e la resezione epatica hanno infatti una percentuale alta di risposte positive quando vengono utilizzati in una fase precoce di malattia; i trattamenti locoregionali invece sono opzioni terapeutiche palliative per pazienti con epatocarcinoma non resecabile, tra queste, la chemioembolizzazione è l’unica con un significativo impatto positivo sulla sopravvivenza. Numerosi sistemi prognostici sono stati proposti negli ultimi anni per stratificare i pazienti in differenti caterogie di rischio identificando coloro che possano trarre dalle differenti opzioni terapeutiche, il massimo beneficio in termini di sopravvivenza: l’Okuda score, il CLIP ( Cancer of the Liver Italian Program) e il BCLC ( Barcelona Clinic Liver Cancer) sono i più utilizzati, anche se non esiste un generale consenso su quale sia il più accurato come predittore di sopravvivenza.

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