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Rivista di Medicina Interna


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CASI CLINICI  


Minerva Medica 2009 April;100(2):167-70

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Aortite infettiva e spondilodiscite in pazienti con stent endovascolari

d’Ettorre G. 1, Ceccarelli G. 1, Zaffiri L. 1, Falcone M. 2, Mastroianni C. M. 3, Venditti M. 2, Vullo V. 1

1 Department of Infectious and Tropical Diseases La Sapienza University, Rome, Italy
2 Department of Clinical Medicine La Sapienza University, Rome, Italy
3 Department of Infectious Diseases La Sapienza University, Polo Pontino, Latina, Italy


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Le infezioni degli stent endovascolari rimangono una delle più gravi e problematiche complicanze della chirurgia dell’aorta. In questo articolo viene descritto il caso di un uomo di 61 anni con stent endovascolari dell’aorta ascendente e discendente, ricoverato per febbre, perdita di peso e dolore in sede dorsale. Le emocolture effettuate erano risultate positive per Staphylococcus hominis resistente a oxacillina e ciprofloxacina e la tomografia spirale computerizzata (TC), la risonanza magnetica nucleare e la scintigrafia con leucociti marcati mostravano la presenza di un’infezione peri-protesica associata a una spondilodiscite. La biopsia TC guidata del tessuto infiammatorio vertebrale mostrava la presenza di stafilococchi coagulasi negativi e di numerosi granulociti neutrofili. In considerazione dell’elevato rischio di morte o di sviluppare una paraplegia l’intervento chirurgico di sostituzione dello stent infetto venne escluso. Pertanto fu inizialmente intrapresa una terapia empirica con vancomicina, rifampicina e ceftazidime che, sulla base dei reperti clinici e radiologici, venne successivamente modificata a levofloxacina, minociclina e teicoplanina con progressiva riduzione degli indici infiammatori. Il paziente venne dimesso con una terapia cronica soppressiva dapprima con linezolid e, successivamente alla comparsa di trombocitopenia, con teicoplanina tre volte a settimana. Nei successivi 20 mesi di follow-up osservammo una progressiva regressione della sintomatologia algica, la normalizzazione degli indici di flogosi e un’importante riduzione del tessuto infiammatorio periprotesico. In questo caso, caratterizzato da un elevato rischio operatorio, la terapia antibiotica cronica soppressiva con teicoplanina ha consentito di controllare efficacemente l’infezione e di ridurre in modo sostanziale i costi di gestione correlati alla patologia.

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