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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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EDITORIALE  


Minerva Medica 2009 April;100(2):133-6

lingua: Inglese

L’impatto preventivo e terapeutico degli agenti antiaggreganti: storia e attualità

Gensini G. F., Conti A. A.

1 National coordinator of SPREAD Guidelines
2 Department of Critical Care Medicine and Surgery University of Florence, Florence, Italy
3 Don Carlo Gnocchi Foundation IRCCS S. Maria agli Ulivi, Florence, Italy


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Più di duemila anni fa il medico greco Ippocrate (V-IV secolo a.C.) usava la corteccia del salice per trattare dolori e febbre. Alla fine del XIX secolo il chimico tedesco Felix Hoffmann ottenne l’acido acetilsalicilico in forma stabile e pura, e da allora la Aspirina (la A rappresenta l’abbreviazione di acetile, mentre Spir sta per Spirsaure, nome tedesco dell’acido salicilico) ha avuto una diffusione enorme su scala planetaria. Nel 1953 Lawrence Craven pubblicò i suoi dati relativi all’efficace somministrazione dell’aspirina a centinaia di pazienti adulti di sesso maschile nella profilassi non specifica della trombosi coronarica. L’aspirina è oggi uno dei farmaci più conosciuti al mondo, e negli ultimi decenni si sono raccolte numerose evidenze relative agli effetti preventivi e terapeutici dell’aspirina e di altri agenti antiaggreganti. Tali agenti costituiscono una pietra angolare della prevenzione e della terapia farmacologica attuale. Tra le più interessanti e recenti aree di impatto dell’aspirina e degli altri farmaci antiaggreganti si segnalano quella dell’ictus cerebrale e quella della cardiopatia ischemica. Oggi gli interventi farmacologici e non farmacologici mirati dovrebbero essere appropriatamente combinati per affrontare la cosiddetta “epidemia cardiovascolare”.

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