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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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REVIEW  GERIATRIA


Minerva Medica 2009 February;100(1):3-24

lingua: Inglese

Approccio alla fibrillazione atriale nell’anziano

Aronow W. S.

Division of Cardiology, Department of Medicine New York Medical College Alhalla, New York, NY, USA


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La fibrillazione atriale (FA) è associata ad una più elevata incidenza di mortalità, ictus ed eventi coronarici rispetto al ritmo sinusale. La FA con elevata frequenza ventricolare può causare una cardiomiopatia tachicardia-relata. La cardioversione elettrica (CVE) immediata dovrebbe essere eseguita in pazienti con FA ed infarto miocardico acuto, dolore toracico dovuto ad ischemia miocardica, ipotensione, scompenso cardiaco severo o sincope. Nella FA ad elevata penetranza ventricolare, possono essere somministrati per via endovenosa beta bloccanti, diltiazem o verapamil per ridurre immediatamente la frequenza. La somministrazione orale di beta bloccante, verapamil o diltiazem dovrebbe essere utilizzata nei pazienti con FA rapida a riposo oppure da sforzo nonostante il trattamento con digossina. L’amiodarone può essere utilizzato in pazienti selezionati con FA sintomatica e minacciosa per la vita ma refrattaria ad altri farmaci. La digossina non dovrebbe essere utilizzata nei pazienti per trattare forme di FA parossistica. Terapie non farmacologiche dovrebbero essere riservate ai pazienti con FA sintomatica in cui la frequenza ventricolare non possa essere controllata farmacologicamente. La presenza di FA parossistica nella sindrome tachicardia-bradicardia dovrebbe essere trattata mediante associazione di un pacemaker (PM) permanente in associazione a farmaci. Un PM permanente dovrebbe essere impiantato in pazienti con FA e sintomi quali pre-lipotimia o sincope associate a pause ventricolari di durata superiore ai 3 secondi e non indotte da farmaci. La CVE elettiva presenta un più elevato tasso di successo ed una minore incidenza di eventi avversi rispetto alla cardioversione farmacologica per il ripristino del ritmo sinusale. Salvo che la presenza di trombi nell’atrio sinistro non sia stata esclusa mediante ecocardiografia transesofagea, la terapia anticoagulante orale con varfarin dovrebbe essere somministrata per 3 settimane prima di una CVE o cardioversione farmacologica e continuata per almeno 4 settimane dopo il ripristino del ritmo sinusale. Molti cardiologi, specialmente nei pazienti più anziani, preferiscono optare per il controllo della frequenza più varfarin piuttosto che il mantenimento del ritmo sinusale con farmaci antiartimici. I pazienti con FA cronica o parossistica ad alto rischio di ictus dovrebbero essere trattati cronicamente con varfarin, mantenendo un valore di INR compreso fra 2,0 e 3,0. I pazienti con FA a basso rischio di ictus o con controindicazioni al varfarin dovrebbero essere trattati con aspirina 325 mg/die.

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