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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2007 October;98(5):591-602

lingua: Italiano

Ruolo dei peptidi natriuretici nello scompenso cardiaco

Ancona R., Limongelli G., Pacileo G., Miele T., Rea A., Roselli T., Masarone D., Messina S., Palmieri R., Golia E., Iacomino M., Gala S., Calabrò P., Di Salvo G., Calabrò R.

Unità di Cardiologia, Ospedale Monaldi Seconda Università di Napoli, Napoli


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Negli ultimi anni è stato osservato un significativo incremento dell’incidenza e della prevalenza dello scompenso cardiaco, principale causa cardiaca di morbilità e mortalità nei Paesi industrializzati. È oggi chiaro che il dosaggio di neuro-ormoni e, in particolare, del peptide natriuretico di tipo B (BNP), può aumentare in maniera significativa l’accuratezza diagnostica nello scompenso cardiaco. Inoltre, la concentrazione ematica di tali peptici sembra essere correlata direttamente con la morbilità e la mortalità a lungo termine nei pazienti con scompenso cronico che si presentano in un reparto di emergenza per una riacutizzazione.
Il BNP è secreto dai ventricoli nel cuore soprattutto in risposta a diversi stimoli: meccanici (stress di parete) o neuro-ormonali (endoteline, sistema renina-angiotensina-aldosterone). Il BNP aumenta il rilasciamento miocardico e si oppone agli effetti della vasocostrizione, della ritenzione di sodio e della natriuresi, causati dai fattori ad azione vasocostrittrice. È il primo biomarker per il quale sia stato provato un valore clinico effettivo e riproducibile nella diagnosi di disfunzione sistolica e diastolica del ventricolo sinistro, ma anche per la disfunzione ventricolare destra, guidando il management, la terapia e la prognosi. Dati clinici emergenti sull’utilizzo clinico del BNP potrebbero aiutare a perfezionare ulteriormente le strategie terapeutiche e di monitoraggio nei pazienti con scompenso cardiaco.

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