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Minerva Medica 2007 February;98(1):5-17

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Approccio biofisico alla nutrizione enterale domiciliare: misura della soddisfazione soggettiva e della qualità di vita

Paccagnella A., Mauri A., Berto R., Falchero S., Baruffi C., Marcon M. L., Faronato P. P., Dal Ben G., Foscolo G.

1 Service of Dietetics and Clinical Nutrition Department of Medicine Hospital of Treviso, Treviso, Italy
2 Faculty of Medicine University of Padua, Padua, Italy
3 Department of General Psychology University of Padua, Padua, Italy
4 Territorial Health System Department Veneto Region, Venice, Italy
5 Department of Medicine Hospital of Treviso, Treviso, Italy


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Obiettivo. La nutrizione enterale domiciliare (NED) è diventata un’opzione terapeutica impiegata per prolungare consistentemente la vita di pazienti prima condannati a uno stato di malnutrizione. Il recente approccio biopsicosociale suggerisce tuttavia di considerare l’individuo in modo globale, prendendo in considerazione non solo l’aspetto fisiologico, ma anche l’impatto psicologico e sociale di ciascun trattamento impiegato. Sotto tale aspetto, lo stato di benessere deI pazienti trattati con la NED deve essere considerato con una prospettiva più generale, che considera l’effetto della terapia in relazione alla qualità di vita percepita dalla persona. In questo studio, sono stati valutati gli effetti della NED sulla qualità di vita dei pazienti e dei loro caregiver primari.
Metodi. Sono stati inclusi nello studio 20 pazienti, di cui 12 di sesso maschile e 8 di sesso femminile. Dodici pazienti sono stati esclusi dallo studio per l’impossibilità di fornire il loro consenso informato a causa di una riduzione dello stato di coscienza e/o del quadro cognitivo. L’età media dei pazienti era di 59,5±14 anni, con una media di 7 anni di educazione scolare. Sono stati inoltre considerati anche 29 caregiver, di cui 25 di sesso femminile e 4 di sesso maschile (età media55,3±9 anni).
Risultati. Le condizioni dei pazienti sono state buone, poichè nessuno ha sviluppato sintomi correlati alla terapia. Dei 20 pazienti, 14 erano stati ospedalizzati nei 12 mesi precedenti e dimessi al domicilio in quanto clinicamente stabili, mentre 4 erano ospedalizzati per problemi di NED. Nessuno dei pazienti mostrava evidenza di complicanze gastro-enteriche correlate alla loro patologia nei 12 mesi precedenti, sebbene 5 presentassero costipazione e 2 diarrea temporanea (a regressione spontanea) con riduzione dell’introito calorico per 2-3 giorni dalla comparsa dei sintomi.
Conclusioni. L’approccio biopsicosociale impiegato in questo studio indica che aspetti tradizionalmente considerati come “positivi” e desiderabili dal personale sanitario (ad esempio la possibilità di fornire un’assistenza domiciliare) non determinano un effetto diretto ed evidente sulla sfera emozionale dei pazienti sottoposti alla NED. Al contrario, in alcuni casi, la percezione soggettiva della salute e della qualità di vita può essere inferiore all’atteso, poichè il paziente è sottoposto a un trattamento che appare come sostanzialmente incapace di modificare la prognosi della patologia sottostante.

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