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Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2003 August;94(4):215-28

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Initial therapy for uncomplicated hypertension: insights from the alphabetic maze of recent studies

Stewart J. R., Yeun J. Y.


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Alcune linee guida sul trattamento dell'ipertensione, pubblicate alla fine degli anni '90, raccomandavano l'impiego dei diuretici e dei b-bloccanti come farmaci di 1° scelta per il trattamento dell'ipertensione arteriosa non complicata, riservando l'impiego dei nuovi agenti antipertensivi al trattamento di casi selezionati. Tale raccomandazione si basava su dati, risultanti da ampi studi clinici, che descrivevano un effetto protettivo sull'apparato cardiovascolare da parte di diuretici e b-bloccanti. In altre linee guida si asseriva che la scelta del farmaco dovesse essere personalizzata, essendo le diverse molecole ad azione antipertensiva sostanzialmente equivalenti. Punti di vista così disparati nelle linee guida derivano dalla controversia se tutti i farmaci ipertensivi sono creati uguali. A partire da quelle linee guida, sono stati condotti numerosi e ampi trial sull'argomento. Questo lavoro intende rivedere i recenti trial clinici sull'iper-tensione arteriosa, le meta-analisi condotte su alcuni di essi, evidenziare alcuni difetti che le rendono di difficile interpretazione e, infine, delineare un approccio razionale al trattamento iniziale del paziente affetto da ipertensione arteriosa non complicata. Esso descrive il razionale per 1) l'uso dei diuretici e non dei b-bloccanti come agenti di 1° scelta per il trattamento dell'ipertensione non complicata; 2) il passaggio agli ACE-inibitori o ai bloccanti dei recettori per l'angiotensina in caso d'insorgenza di effetti collaterali con diuretici; 3) l'impiego dei bloccanti dei canali del calcio, dei b- e degli a-antagonisti come farmaci di 2° o 3° scelta; 4) l'uso di un diuretico in associazione con qualsiasi altra classe di farmaco antipertensivo; 5) l'impiego di dosaggi ridotti di due o più antipertensivi per limitare la comparsa di effetti collaterali ottimizzando al tempo stesso il controllo della pressione arteriosa. Se, con l'impiego di diuretici, l'incidenza del diabete ex novo fosse effettivamente maggiore e l'analisi costo-beneficio confermasse un vantaggio a lungo termine di una terapia con farmaci più costosi ma meno diabetogeni, la raccomandazione propenderebbe sull'uso di farmaci attivi sull'asse renina-angiotensina.

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