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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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REVIEW  


Minerva Medica 2003 Agosto;94(4):201-14

lingua: Inglese

Pathogenesis and treatment of resistant hypertension

Vidt D. G.


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Attualmente le stime di prevalenza suggeriscono che circa il 25% della popolazione mondiale è affetta da ipertensione arteriosa. Tale proporzione colloca l'ipertensione arteriosa fra le condizioni patologiche più comuni, per le quali i pazienti fanno ricorso al proprio medico curante. Oggi l'ipertensione viene considerata resistente se la pressione arteriosa non può essere ridotta al di sotto dei valori di 140/90 mmHg mediante un appropriato regime terapeutico basato su 3 farmaci, comprendenti un diuretico per via orale, somministrati a un dosaggio pari o di poco inferiore al dosaggio massimo consentito. Questa definizione è stata formulata in seguito allo sviluppo di nuove terapie e di dati basati sull'evidenza circa i trattamenti volti a diminuire i valori di pressione arteriosa. Conseguentemente ai dati recenti circa le basse percentuali di controllo dell'ipertensione a livello mondiale, un numero sempre maggiore di individui giunge all'attenzione del medico per ipertensione farmacoresistente o in generale refrattaria ai trattamenti.
Le cause dell'ipertensione farmacoresistente sono molteplici e un approccio di tipo sistematico alla valutazione della patologia potrebbe rivelarsi assai utile ai fini dell'identificazione dei fattori causali.
Questa review si focalizza innanzi tutto su quelle cause di farmacoresistenza che possono essere indagate con un favorevole rapporto costo-beneficio in regime ambulatoriale. Tra queste è compresa la mancata compliance alla terapia, che va indagata mediante la valutazione dell'adeguatezza del regime terapeutico, escludendo le interazioni tra farmaci e le patologie associate. Anche la pseudoresistenza e i segni di volemia spesso possono essere identificate in occasione del controllo ambulatoriale. In assenza dei fattori sopracitati, è opportuno ricercare le cause secondarie di ipertensione, non ancora identificate, e potrebbero risultare utili ulteriori valutazioni di tipo emodinamico e/o neuroumorale, al fine di agevolare lo sviluppo di uno schema terapeutico maggiormente mirato e personalizzato.
Questo tipo di valutazione, accurata e graduale, risulta essere non solo economicamente vantaggiosa e basata sulla visita ambulatoriale, ma anche del tutto non-invasiva; inoltre è in grado di condurre all'identificazione dei fattori causali nella maggior parte dei pazienti affetti da ipertensione apparentemente farmacoresistente.

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