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Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2003 June;94(3):129-34

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

L'appropriatezza nel mondo sanitario: passato, presente e futuro

Berni G., Buiatti E., Conti A. A., Gensini G. F., Malucelli R., Panti A., Santoni S., Tomassini C. R.


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Al giorno d'oggi si tende a ritenere che una procedura clinica o un processo assistenziale siano appropriati quando appaiono adeguati alle conoscenze scientifiche, coerenti ai valori del paziente, sicuri quanto alla gestione del rischio, convenienti sul piano dell'allocazione delle risorse.
Storicamente però non sempre è stato così come dimostra, per esempio, il differente approccio clinico-metodologico alla medesima malattia in differenti Scuole e Università, anche di uno stesso Paese. Un secolo fa la differenza degli approcci poteva spiegarsi con la scarsa circolazione delle idee, basate per lo più su evidenze modeste quando non addirittura soltanto su impressioni personali dei singoli medici. Oggi, al contrario, il concetto di medicina basata sulle evidenze può rappresentare un utile elemento per rendere omogenei i differenti comportamenti di fronte alla medesima situazione.
In effetti, l'appropriatezza è un concetto che nasce dal fondamentale bisogno degli operatori della Sanità di spiegare perché esistono comportamenti così differenti tra di loro di fronte al medesimo quesito. Da ciò originano anche tutte le tematiche relative ai concetti di giudizio clinico e di decisione clinica, oggi sempre più strettamente connesse all'idea stessa di appropriatezza.
Il perseguimento della appropriatezza è un processo progressivo e ciclico, che può sempre migliorare. Al momento occorre un intenso lavoro di squadra per ridurre gli aspetti del sistema che sono più evidentemente inappropriati e che emergono anche con analisi molto semplici. Questo comportamento va, infatti, incontro agli interessi dell'utenza, dei professionisti, e anche dell'economia sanitaria. L'appro-priatezza è un parametro interno all'evoluzione della professione, al suo trasformarsi sul piano deontologico, metodologico e operativo, che non richiede un uso acritico e automatico, bensì ragionato e condiviso.

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