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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2003 April;94(2):63-70

lingua: Italiano

Fattori di rischio cardiovascolare nel lupus eritematoso sistemico e nella sindrome da anticorpi antifosfolipidi

Sarzi-Puttini P., Atzeni F., Carrabba M.


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Il lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia autoimmune ad interessamento pluridistrettuale. Il trattamento di tale patologia ha migliorato in maniera significativa la sopravvivenza a lungo termine e il LES è diventato una malattia infiammatoria cronica. I dati attuali indicano che a 5, 10 e 20 anni, la percentuale di sopravvivenza dei pazienti con LES è del 93%, 85% e 68%, rispettivamente. Diversi sono i fattori di rischio responsabili del coinvolgimento cardiovascolare: l'attività di malattia (coinvolgimento renale), la vita sedentaria che coinvolge il 70% dei pazienti con LES, la dislipidemia, gli anticorpi antifosfolipidi (aCL), l'omocisteinemia ecc. La dislipidemia, caratterizzata da un aumento dei trigliceridi e delle lipoproteine a bassa-densità (VLDL-C) e una riduzione delle lipoproteine a alta densità (HDL-C) e delle apoliproteine Apo A-1, è uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di aterosclerosi precoce. Gli anticorpi anticardiolipina possono alterare i livelli di lipidi nel LES; in particolare, i pazienti con LES con positività per aCL-IgG presentano una significativa riduzione delle HDL rispetto ai pazienti con LES senza anticorpi anticardiolipina. L'omocisteina è un importante fattore di rischio per malattia cardiovascolare nella popolazione generale ed è elevata nel 15% della popolazione affetta da LES. La sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS), caratterizzata da trombosi venose e/o arteriose ricorrenti in presenza di anticorpi antifosfolipidi può essere primitiva o associata a malattie autoimmuni, principalmente al LES. La APS primitiva e/o secondaria può essere interessata da una aterosclerosi precoce. In realtà la presenza degli anticorpi antifosfolipidi e in particolare degli anti-b2-GPI e degli anticardiolipina pare determini un aumento dell'incidenza di infarto miocardico e/o di malattia cardiovascolare.

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