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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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Minerva Medica 2002 Giugno;93(3):181-98

lingua: Italiano

Aritmie ventricolari letali. Possibile rischio associato all'uso di farmaci che prolungano l'intervallo QT

Calderone V., Cavero I.


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L'elettrocardiogramma visualizza la sequenza di eventi elettrici cardiaci, generati dai movimenti ionici, principalmente di sodio (Na+), potassio (K+) e calcio (Ca++), tramite vie di trasporto specializzate, quali i canali ionici, inserite nella membrana delle cellule eccitabili cardiache. Il Na+ e il Ca++, entrando nella cellula, sono messaggeri di correnti depolarizzanti (INa e ICa) di tipo attivante e danno origine all'onda QRS dell'elettrocardiogramma, mentre il flusso uscente di K+ genera correnti ripolarizzanti (ad esempio Ito, IKr, IKs e IK1) responsabili dell'onda T dell'elettrocardiogramma, che permettono alla cellula attivata di recuperare la fase di riposo. Quindi, un processo di ripolarizzazione significativamente rallentato si traduce in un incremento dell'intervallo QT che può dare inizio a battiti cardiaci ectopici seguiti da tachiaritmie ventricolari polimorfe, potenzialmente letali, chiamate torsades de pointes. Quindi, la misura dell'intervallo QT, opportunamente corretto (QTc) mediante l'uso di appropriati algoritmi in funzione della frequenza cardiaca, è di corrente impiego diagnostico per rivelare anormalità della ripolarizzazione cardiaca. Numerosi farmaci non cardiovascolari (psicotropi, procinetici, antimalarici, antibiotici, antistaminici, ecc.) di usuale impiego terapeutico possono prolungare questo intervallo, tramite una diminuzione della corrente IKr, sebbene tale meccanismo non sia necessario per la loro attività terapeutica. Il potenziale torsadogenico di questi farmaci è inoltre facilitato da fattori (sesso femminile, bradicardia, squilibrio elettrolitico, patologie cardiache, uso simultaneo di più farmaci che prolungano il QT, ecc.) che tendono a ridurre la ridondante riserva di ripolarizzazione che caratterizza il miocardio normale. Attualmente, le molecole in via di sviluppo farmaceutico sono immancabilmente sottoposte ad attenti studi preclinici e clinici per determinarne la sicurezza cardiaca, una proprietà richiesta dalle autorità sanitarie per concedere l'autorizzazione alla commercializzazione di un nuovo farmaco. Evidentemente, prima di prescrivere farmaci potenzialmente torsadogenici, il medico deve valutare attentamente non solo la patologia da trattare ma anche la disponibilità di terapie alternative, più sicure e altrettanto efficaci. La regola d'oro, a cui tali prescrizioni devono sempre conformarsi, richiede che gli effetti benefici attesi dal trattamento siano in ogni paziente superiori al possibile rischio di effetti nefasti, particolarmente se questi possono essere di natura letale.

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