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MINERVA MEDICA

Rivista di Medicina Interna


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Medica 1999 January-February;90(1-2):7-14

lingua: Italiano

Risultati di una indagine sullo conoscenze e sulle abitudini dei medici ospedalieri riguardo alla prevenzione primaria del tromboembolismo venoso

Greco F., Bisignani G., Serafini O., Plastina F.


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Obiettivo. Abbiamo sondato le abitudini e le conoscenze in merito alla prevenzione primaria del tromboembolismo venoso (TEV), di medici ospedalieri della nostra regione. Metodi. Un questionario basato su conoscenze teoriche ed applicazioni pratiche è stato proposto e distribuito fra ortopedici, ginecologi, chirurghi ed internisti di 14 Ospedali. Risultati. Dei 340 medici contattati in totale, 154 (45%) hanno accettato di sottoporsi all'indagine. L'82% ha dichiarato di utilizzare abitualmente misure di prevenzione primaria. L'eparina calcica sottocute (71%) era in assoluto l'approccio preferito; meno impiegate la mobilizzazione precoce (55%), le eparine a basso peso molecolare (49%) e le calze elastiche (49%). Sorprendentemente 1/3 utilizzava l'aspirina. Il 75% poi dei medici interpellati, ha affermato di aver modificato negli ultimi anni l'approccio al problema, soprattutto per miglioramento degli agenti farmacologici disponibili e per maggiori conoscenze in merito. Quindi, proposte alcune situazioni tipo della pratica clinica, l'80% degli intervistati ha identificato correttamente il grado di rischio prospettato, l'86% ha suggerito l'adeguato trattamento, ma solo il 27% ha stimato con esattezza il rischio teorico di trombosi venosa profonda (TVP) e di embolia polmonare (EP) in assenza di profilassi. Conclusioni. La maggior parte dei medici contattati (55%) ha dimostrato scarso interesse al tema proposto. I 154 (45%) medici interessati hanno mostrato una buona conoscenza pratica delle misure di prevenzione primaria, pur con insufficiente cognizione della reale incidenza di TVP e di EP in definiti contesti clinici a rischio. Le informazioni ottenute dal questionario, pur se da interpretare con cautela, permettono una conoscenza reale degli atteggiamenti dei medici ospedalieri della nostra regione riguardo alla prevenzione primaria del TEV e suggeriscono l'opportunità di una maggiore e più corretta informazione su questo cruciale ma ancora non sufficientemente considerato aspetto della malattia tromboembolica venosa.

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