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ULTIMO FASCICOLOMINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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  MENOPAUSA E ANDROPAUSA


Minerva Ginecologica 2012 Giugno;64(3):207-21

lingua: Inglese

Terapia ormonale sostitutiva o SERM nel trattamento antiosteoporotico a lungo termine

Eriksen E. F.

Department of Endocrinology, Oslo University Hospital, Oslo, Norway


PDF  ESTRATTI


La terapia sostitutiva estro-progestinica (HT) o la terapia a base di soli estrogeni (ET) e i modulatori selettivi del recettore degli estrogeni (SERM) rappresentano ancora validi supplementi alla gamma dei trattamenti antiosteoporotici disponibili. Grazie alla loro diversa azione su un’ampia gamma di organi, le terapie HT/ET hanno la capacità di migliorare la qualità della vita della maggior parte delle donne in postmenopausa, più di altri trattamenti antiosteoporotici maggiormente specifici. L’iniziale ottimismo associato 20-30 anni fa alla terapia ormonale sostitutiva si è affievolito in maniera considerevole dopo che il braccio HT dello studio Women’s Health Initiative (WHI) è stato interrotto prematuramente per preoccupazioni legate alla sicurezza. Successive analisi dello studio WHI hanno tuttavia attenuato i messaggi negativi emersi dalla prima pubblicazione nel 2002. Le terapie HT/ET costituiscono ancora la scelta di prima linea per la prevenzione della perdita ossea e delle fratture nel periodo postmenopausale iniziale, per una durata di 5 anni. Tuttavia, in donne con basso rischio di sviluppare eventi avversi generalmente associati alle terapie HT/ET, nuove analisi mostrano che il trattamento può essere proseguito con un accettabile rapporto rischio/beneficio. Inoltre, tali analisi hanno evidenziato l’impatto negativo dei progestinici sul rischio di cancro mammario e gli effetti indesiderati a carico del sistema cardiovascolare. Linee guida più recenti suggeriscono quindi la combinazione di un dispositivo intrauterino a rilascio di progestinico e di un estrogeno transdermico come l’alternativa migliore per il trattamento a lungo termine. Tale combinazione riduce al minimo le preoccupazioni legate alla sicurezza cardiovascolare evitando l’impatto negativo del metabolismo di primo passaggio epatico, osservato con i composti orali, e riducendo l’esposizione ai progestinici. I SERM sono un’alternativa preziosa, soprattutto nelle donne osteopeniche (punteggio t: da -1,0 a -2,5) con un maggiore rischio di sviluppare un cancro mammario, ma la loro generale assenza di efficacia anti-frattura per le fratture non vertebrali limita il loro utilizzo in donne ad alto rischio di subire fratture osteoporotiche.

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