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Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2011 Ottobre;63(5):465-70

 CASI CLINICI

Tamoxifene, rischio oncologico endometriale e citologia in fase liquida. Un caso clinico paradigmatico

Fambrini M. 1, Buccoliero A. M. 2, Pieralli A. 1, Andersson K. L. 1, Mattei A. 1, Scarselli G. 1, Taddei G. 2, Marchionni M. 1

1 Dipartimento di Scienze per la Salute della Donna e del Bambino, Sezione di Ginecologia ed Ostetricia, Università degli Studi di Firenze, Firenze, Italia;
2 Dipartimento di Patologia Umana e Oncologia, Università degli Studi di Firenze, Firenze, Italia

Le pazienti che utilizzano tamoxifene (TMX) per tempi lunghi presentano un rischio aumentato di sviluppare tumore dell’endometrio. La diagnosi precoce è fondamentalmente basata sull’ecografia transvaginale (ETV) e sull’isteroscopia associata a biopsia endometriale. Spesso però l’ecografia non è diagnostica a causa di un elevato tasso di falsi positivi. Inoltre, i cambiamenti dovuti all’uso del TMX, come l’aspetto “pseudocistico”, condizionano la valutazione endoscopica dell’endometrio e la biopsia (specialmente se “cieca”) non fornisce materiale sufficiente per una diagnosi isto-patologica. La ragione dell’elevato tasso di biopsie endometriali inadeguate nelle pazienti che assumono TMX è probabilmente da ascrivere all’aumento della componente fibrosa dell’endometrio. Il caso che presentiamo enfatizza le principali difficoltà che vengono incontrate nel monitoraggio e nella diagnosi precoce delle patologie endometriali in chi utilizza TMX. La citologia endometriale in fase liquida ha svolto un ruolo determinante nel percorso diagnostico di questa paziente. Crediamo che potrebbe essere utilizzata da sola o in associazione all’ETV fornendo numerosi vantaggi nel monitoraggio delle pazienti che ricevono TMX.

lingua: Italiano


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