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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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REVIEW  AGGIORNAMENTO SUL CANCRO DELLA MAMMELLA


Minerva Ginecologica 2010 December;62(6):599-611

lingua: Inglese

Nuovi fattori prognostici e predittivi nel cancro della mammella

Schmidt M. 1, Gehrmann M. 2,3, Hengstler J. G. 4, Koelbl H. 1

1 Department of Obstetrics and Gynecology, Johannes Gutenberg-University, Mainz, Germany;
2 Siemens Healthcare Diagnostic Products, Cologne, Germany;
3 Bayer Technology Services, Leverkusen, Germany;
4 IfADo- Leibniz Research Centre for Working Environment and Human Factors (IfADo), TU Dortmund University, Dortmund, Germany


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Vi sono due importanti domande relativamente alla terapia sistemica del cancro della mammella: in primo luogo, quali pazienti devono essere trattate, e secondariamente, come devono essere trattate? I fattori prognostici aiutano a prevedere l’outcome delle pazienti indipendentemente dal trattamento, mentre i fattori predittivi valutano l’outcome delle pazienti che ricevono una determinata terapia sistemica e pertanto sono strettamente associati alla sensibilità o alla resistenza alla terapia. Idealmente, un fattore predittivo è anche un obiettivo terapeutico come nel caso del recettore per gli estrogeni (ER) o HER-2. Al fine di evitare un sovra- come pure un sottotrattamento, è raccomandato selezionare la strategia di trattamento appropriata sulla base di un’attenta valutazione del rischio per ciascuna paziente. Al fianco di ormai consolidati fattori clinico-patologici, ulteriori fattori prognostici come l’urokinase-type plasminogen activator (uPA)/plasminogen activator inhibitor 1 (PAI-1) o l’analisi dell’espressione genica multiparametrica hanno riportato risultati promettenti soprattutto nel cancro della mammella senza metastasi linfonodali. Questi profili multigenetici offrono nuove prospettive nella biologia del cancro della mammella, come il ruolo importante del sistema immunitario associato al tumore. ER, HER-2 e potenzialmente fattori prognostici nuovi come le molecole di adesione delle cellule epiteliali (Ep-CAM) coprono il gap tra la prognosi e la predizione e servono da agenti terapeutici. Ciò dovrebbe permettere di quantificare il rischio di progressione in ciascuna paziente e di personalizzare di conseguenza il trattamento.

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