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Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2010 June;62(3):203-11

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Partorire in acqua: esperienza dopo 2.625 parti in acqua. Contaminazione dell’acqua nella vasca da parto e rischio di infezione con diversi microrganismi

Thöni A. 1, Mussner K. 2, Ploner F. 3

1 Reparto di Ginecologia e Ostetricia, Ospedale di Vipiteno, Bolzano, Italia; 2 Reparto di Pediatria, Ospedale di Vipiteno, Bolzano, Italia; 3 Direzione Sanitaria, Ospedale di Vipiteno, Bolzano, Italia


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Obiettivo. Questa ricerca prende in esame i 2625 parti in acqua avvenuti a Vipiteno nell’arco di dodici anni (1997-2008). Sono stati ricercati i possibili vantaggi e rischi offerti da questa modalità di parto. E’ stata eseguita l’analisi della carica microbica presente nella vasca da parto e confrontato il tasso di infezioni dei nati in acqua con quello dei nati in modo “tradizionale”.
Metodi. Le variabili considerate nelle 1152 primipare sono state: durata del parto, incidenza di episiotomie e lacerazioni, valore del pH arterioso ombelicale ed eccesso di basi, percentuale di valori di pH<7,10 ed eccesso di basi ≥12 mmol/l. In tutte le 2625 partorienti in acqua sono stati inoltre analizzati l’uso di analgesici, le distocie/disimpegni diffa sono stati inoltre analizzati l’uso di analgesici, le distocie/disimpegni difficoltosi di spalla ed i parti dopo pregressi parti cesarei. È stato avviato, inoltre, uno studio su 300 casi per analizzare la carica microbica presente nell’acqua della vasca dopo averla riempita (campione A) e dopo il parto in acqua (campione B). I pediatri hanno documentato i segni di sospetta infezione sia nei neonati partoriti in acqua che in quelli partoriti in modo “tradizionale”.
Risultati. Dai dati è emersa una netta riduzione della durata del periodo dilatante nelle primipare che hanno espletato il parto in acqua. La percentuale di episiotomie ammonta a 0,46%. Per l’effetto antalgico dell’acqua calda solo nel 12,9% é stato necessario somministrare antidolorifici (tipo oppioidi). Il valore del pH arterioso ombelicale e l’eccesso di basi hanno mostrato valori sovrapponibili all’altro gruppo esaminato. Nell’acqua si sono verificati quattro difficoltosi disimpegni di spalla. Centocinque donne hanno partorito in acqua dopo pregresso parto cesareo. Nel gruppo A i microrganismi isolati sono stati: Legionelle e Pseudomonas aeruginosa. Nel gruppo B, invece, è stata riscontrata un’elevata carica batterica di coliformi totali ed Escherichia coli. Tuttavia, nonostante la contaminazione dell’acqua con diversi microrganismi durante il parto, solo all’0.98% dei nati in acqua contro l’1,64% dei nati da parto convenzionale è stato somministrato, sulla base del sospetto clinico e laboratoristico di un’iniziale infezione, un antibiotico.
Conclusioni. Da questa indagine sono emersi chiari vantaggi medici a favore del parto in acqua: una riduzione significativa del periodo dilatante nelle primipare, una netta riduzione di episiotomie ed un drastico calo della richiesta di antidolorifici. È evidente che, durante il periodo espulsivo, venga eliminato materiale fecale nella vasca e l’acqua possa essere contaminata da diversi microrganismi. Ciò nonostante il parto in acqua rappresenta una modalità di nascita sicura per il neonato e non lo espone ad un maggiore rischio di infezioni rispetto ai nati in modo “tradizionale”.

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