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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2010 April;62(2):97-104

lingua: Italiano

Colestasi intraepatica della gravidanza: diagnosi e management ostetrico

Perin E., Cacciaguerra G., Driul L., Marchesoni D.

Clinica di Ostetricia-Ginecologia, Azienda Ospedaliero Universitaria di Udine, Udine, Italia


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Obiettivo. Scopo di questo studio era di proporre un possibile management di gestione ostetrica delle gravidanze complicate da colestasi intraepatica della gravidanza (intrahepatic cholestasis of pregnancy, ICP).
Metodi. Abbiamo condotto un’analisi retrospettiva su 44 pazienti affette da ICP ricoverate presso la Clinica Ostetrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine da gennaio 2005 a luglio 2008. I dati relativi all’età delle pazienti, indice di massa corporea, peso, età gestazionale, parità, sintomi, comorbidità, valori di funzionalità epatica, score di APGAR e peso, sono stati ricavati dalla cartella clinica e dal sistema computerizzato di gestione dei dati clinici.
Risultati. Il monitoraggio materno-fetale intensivo (test di funzionalità epatica, monitoraggio cardiotocografico ed ecografia fetale) può ridurre significativamente la mortalità perinatale delle gravidanze complicate da ICP (nessun caso di morte fetale nel nostro studio), ma comporta inevitabilmente un incremento dell’incidenza dei tagli cesarei (65,1%), delle induzioni di parto (38.4%) e dei parti pretermine (58.13%, età gestazionale media 35 sg±1.46).
Conclusioni. Il problema fondamentale del management ostetrico delle donne affette da ICP, rimane fondamentalmente bilanciare il rischio di parto prematuro con il rischio di morte fetale endouterina. Al momento attuale non esiste un metodo ideale di sorveglianza fetale predittivo della prognosi neonatale nelle gravide affette da ICP. Il monitoraggio cardiaco fetale non è predittivo: la morte fetale endouterina rappresenta sempre un evento acuto. Riteniamo tuttavia che, un management ostetrico adeguato, con induzione di travaglio di parto alla 37 sg, possa significativamente ridurre il rischio di morte fetale. Nei casi più severi, non responsivi alla terapia con acido ursodesossicolico e solfo-adenosil-metionina, il parto andrebbe espletato anche prima della 37 sg, non appena indotta la maturità polmonare fetale.

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