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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2009 April;61(2):167-72

lingua: Inglese

Disfunzioni minzionali dopo chirurgia dell’incontinenza urinaria

Natale F. 1, La Penna C. 2, Saltari M. 2, Piccione E. 2, Cervigni M. 1

1 Department of Urogynecology S. Carlo-IDI Hospital, Rome, Italy
2 Section of Gynecology and Obstetrics Department of Surgery University “Tor Vergata”, Rome, Italy


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Le disfunzioni minzionali dopo chirurgia dell’incontinenza urinaria rappresentano una complicanza potenziale di tutte le procedure eseguite per incontinenza urinaria da stress. Il termine “voiding dysfunction” comprende la gamma di sintomi che vanno dai sintomi di natura ostruttiva fino alla ritenzione urinaria completa, che richiede la cateterizzazione intermittente, ed inoltre include i sintomi di natura irritativa, quali l’urgenza de novo e l’iperattività detrusoriale. Di particolare importanza è la relazione temporale intercorrente tra i sintomi e la precedente procedura chirurgica, e sebbene numerosi differenti interventi chirurgici possano esitare in disfunzioni minzionali, la causa più comune rimane attribuibile all’ipersospensione dell’uretra. La diagnosi di disfunzione minzionale postoperatoria può essere difficile. Prima di tutto, i chirurghi devono effettuare un’accurata anamnesi ed un esame obiettivo completo, in modo tale da valutare correttamente la sintomatologia. La diagnosi può essere fatta mediante ulteriori indagini urodinamiche, sebbene ciò sia alquanto controverso: nonostante numerosi valori di cut-off proposti, non sono attualmente disponibili criteri urodinamici assoluti per definire l’ostruzione nelle donne. Per fortuna, la maggior parte delle disfunzioni minzionali è di natura transitoria e si risolve spontaneamente entro alcuni giorni o settimane. Disfuzioni minzionali persistenti (di durata superiore a 4 settimane) si verificano nel 5-20% delle donne dopo intervento chirurgico di Marshall-Marchetti-Krantz, nel 4-22% dopo colposospensione sec. Burch, nel 5-7% dopo sospensione ad ago, nel 4-10% dopo procedura di posizionamento di sling pubovaginale, e nel 2-4% dopo procedura di posizionamento di fettuccia trans-vaginale. Tuttavia, se i sintomi persistono, vi è indicazione al trattamento chirurgico. Numerosi approcci chirurgici sono stati descritti, tra cui l’incisione dello sling, la lisi dello sling e l’uretrolisi, con approccio vaginale e retropubico con o senza interposizione di protesi. In questo articolo, gli Autori descrivono le procedure e riportano i risultati ottenuti con ciascun tipo di uretrolisi.

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