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Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2009 February;61(1):23-33

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Attuali controversie in termini di parto gemellare: dall’analisi di una casistica personale ad un protocollo ragionato

Valsecchi L. 1, Serafini A. 1, Maniscalsco L. 1, Frontino G. 2, Cardani A. 1, Cavoretto P. 1

1 Department of Gynecology and Obstetrics IRCCS San Raffaele, Milan, Italy
2 Department of Pediatrics IRCCS San Raffaele, Milan, Italy


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Obiettivo. La gravidanza gemellare deve essere considerata una gravidanza a rischio. Una delle maggiori controversie a tale riguardo è relativa al tipo di parto. Non vi è attualmente un generale accordo sui seguenti argomenti: età gestazionale al termine (GA), modalità di parto, impiego dell’analgesia epidurale oppure accelerazione ossitocica, impatto della corionicità e amnionicità. L’obiettivo di questo studio era di sviluppare un protocollo per il trattamento del parto gemellare.
Metodi. È stato condotto uno studio retrospettivo su una coorte di 481 parti gemellari avvenuti presso il Dipartimento di Ostetricia dell’Ospedale San Raffaele di Milano (Italia) nel periodo compreso tra il 1996 e il 2007. I risultati sono stati confrontati con i dati disponibili in Letteratura.
Risultati. Il trattamento delle gravidanze gemellari che superavano la XXXVII settimana è controverso. Vi è un’inclinazione a fissare i termini della gravidanza bicorionica e monocorionica alla XXXVIII e XXXV settimana, rispettivamente. Nella nostra esperienza, il 73,8% delle donne con gravidanza monocorionica e il 15% di quelle con gravidanza bicorionica hanno partorito dopo la XXV e XXXVIII settimana rispettivamente, senza ripercussioni sull’outcome del neonato. Una maggior età gestazionale sembra ridurre il rischio di score di Apgar più bassi e la morbilità neonatale. In questo studio, che ha considerato esclusivamente donne con gravidanza gemellare con entrambi i feti con presentazione cefalica eleggibili per un parto per via vaginale, non è stata evidenziata alcuna differenza statisticamente significativa per quanto riguarda l’outcome neonatale tra le tipologie di parto. Inoltre, gli Autori hanno osservato che la media delle perdite ematiche materne in caso di parto cesareo era significativamente maggiore della media delle perdite ematiche in corso di parto vaginale.
Conclusioni. In considerazione della sua sicurezza per la madre e i feti, il parto vaginale di due feti cefalici alla XXXVIII e XXXV settimana per gravidanze bicorioniche e monocorioniche rispettivamente, dovrebbe essere considerato come una valida alternativa al parto cesareo in elezione.

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