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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2009 Febbraio;61(1):1-12

lingua: Italiano

Linfoadenectomia pelvica come alternativa alla radioterapia adiuvante nel carcinoma endometriale ad alto rischio di metastasi linfonodali in fase precoce (stadio I)

Amato N. A. 1, Partipilo V. 2, Mele F. 3, Boscia F. 2, De Marzo P. 4

1 Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia Dipartimento di Scienze Chirurgiche Università di Foggia, Foggia, Italia
2 Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia Ospedale “Di Venere”, Bari, Italia
3 Istituto di Anatomia Patologica Ospedale “Di Venere”, Bari, Italia
4 Unità Operativa Complessa di Ginecologia ed Ostetricia Ospedale “Teresa Masselli Mascia” San Severo, Foggia, Italia


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Obiettivo. Scopo del nostro studio è valutare se l’approccio chirurgia senza linfoadenectomia pelvica ma con radioterapia adiuvante nelle pazienti affette da carcinoma endometriale di tipo endometrioide ad alto rischio (di metastasi linfonodali) in stadio precoce possa essere sostituito dalla sola chirurgia con linfoadenectomia pelvica (con o senza linfoadenectomia para-aortica).
Metodi. Abbiamo realizzato uno studio retrospettivo su un totale di 56 pazienti trattate chirurgicamente con eventuale radioterapia adiuvante e seguite nel follow-up presso la Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Foggia tra il 1997 e il 2004. Le pazienti sono state suddivise in due gruppi, a basso e ad alto rischio. Il grading tumorale (G) era stato definito prima dell’intervento chirurgico mediante esame istologico su biopsie endometriali. Il follow-up ha avuto una durata media di 30 mesi (range: 9-44 mesi) ed è consistito nella valutazione di: sopravvivenza cancro-correlata e sopravvivenza libera da recidiva. Entrambe sono state valutate in base all’età, al gruppo di rischio e alle strategie terapeutiche adottate.
Risultati. Quattro pazienti (7,1%) hanno presentato recidiva durante il periodo di studio in un tempo medio di 24 mesi (range: 12-36 mesi): 2 pazienti (casi C e D) di queste (3,6%) hanno avuto recidiva sia locale (parete pelvica) che a distanza, mentre le altre 2 (3,6%) solo a distanza (casi A e B). Nessuna delle pazienti allo stadio IA ha avuto recidiva, mentre questa si è presentata nell’8,7% dei casi (N.=2) IB e nel 10,5% delle pazienti IC (N.=2). Una paziente di quelle a basso rischio (3,8%) (caso A) ha avuto recidiva a distanza (polmonare) 12 mesi dopo l’intervento chirurgico ed è morta 6 mesi dopo la comparsa della recidiva senza alcun trattamento aggiuntivo per via dell’età e di patologie concomitanti che suggerivano un’alta morbosità, mentre 3 pazienti di quelle ad alto rischio (10%) hanno avuto recidiva locale e/o a distanza (in particolare 1 solo a distanza, e 2 sia locale che a distanza). Di loro, 1 con recidiva a distanza (36 mesi dopo il trattamento primario) (casi B) è ancora viva, anche se affetta dal tumore ma con controllo della malattia, 8 mesi dopo il trattamento di salvataggio (chemioterapia), mentre 2 sono morte entro in media 14 mesi (range: 13-15 mesi) dal trattamento di salvataggio (casi C-D). 1 paziente delle 3 ad alto rischio era stata sottoposta al trattamento chirurgico standard più linfoadenectomia (caso B) mentre le altre 2 al trattamento chirurgico standard più radioterapia adiuvante (casi C e D). La sopravvivenza cancro-correlata (CRS) e la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) sono risultate rispettivamente del 96,2% e del 96,2% nel gruppo a basso rischio, del 93,3% e del 90% nel gruppo ad alto rischio.
Conclusioni. Nelle pazienti a basso rischio la chirurgia standard offre un’ottima prognosi; nelle pazienti ad alto rischio la CRS e la RFS risultano migliori mediante chirurgia standard più linfoadenectomia piuttosto che chirurgia standard più radioterapia adiuvante; il grado di differenziazione del tumore è il fattore prognostico più importante in relazione alla RFS.

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