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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2008 October;60(5):383-7

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Interruzione volontaria di gravidanza oltre il primo trimestre. Cinque anni di osservazione

Bastianelli C., Carrara S., D’Andrea G., Filippi V., Farris M.

Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia, Università degli Studi di Roma, “La Sapienza”, Roma, Italia


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Obiettivo. Dal maggio 1978 è in vigore in Italia la legge 194, che regola l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), secondo la quale l’IVG si può richiedere entro 90 giorni su richiesta della donna. Oltre tale termine di tempo può essere praticata quando “la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; o quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. Nel corso degli anni si è assistito a un aumento della richiesta di interventi oltre i 90 giorni di gravidanza, sia in percentuale rispetto agli aborti totali. Per tale ragione si è deciso di condurre uno studio retrospettivo al fine di valutare le motivazioni che portano alla richiesta di IVG.
Metodi. Sono stati esaminati tutti i casi di richiesta di IVG oltre il primo trimestre, pervenuti al Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell’Uni-versità “La Sapienza” di Roma dal 2003 al 2007. Di tutti si sono presi in considerazione le motivazioni che hanno portato alla richiesta dell’intervento, l’epoca di gravidanza, la metodica usata, le complicanze, la durata della degenza e l’anamnesi ostetrica.
Risultati. Nei cinque anni presi in esame sono state ricoverate presso il Dipartimento 255 donne con richiesta di IVG oltre il primo trimestre. Nella totalità dei casi la richiesta è stata accolta dietro consulenza psicologica della gestante, che attestava un rischio di danno psichico in seguito a diagnosi di alterazioni del prodotto del concepimento accertate mediante esame genetico e/o ecografico. Le anomalie riscontrate alla diagnosi sono state: genetiche in 112 casi (43,2%) e morfologiche, sia singole che multiple, in 143 (56,8%). Nella maggioranza dei casi, (65%) la diagnosi di alterazione che ha portato all’IVG è stata effettuata tramite esame ecografico, nel 35% mediante studio del cariotipo.
Conclusioni. Il fenomeno dall’entrata in vigore della legge 194/1978 è in costante significativo aumento. È auspicabile che maggiori dati siano disponibili per meglio comprendere e affrontare tale evento in futuro.

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