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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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REVIEW  


Minerva Ginecologica 2007 August;59(4):459-64

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La posizione occipito posteriore della testa fetale, outcome materno e fetale

Martino V. 1, Iliceto N. 2, Simeoni U. 3

1 Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia, Ospedale Privato Accreditato Santa Maria, Bari, Italia
2 U.O. di Pediatria e Neonatologia, Ospedale Civile, Canosa di Puglia, Bari, Italia
3 Unità di Terapia Intensiva Pediatrica e Neonatale, Università degli Studi di Marsiglia, Marsiglia, Francia


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L’obiettivo di questa review consiste nell’offrire una sintesi dei dati attualmente disponibili circa la posizione occipito posteriore della testa fetale al parto e le sue conseguenze sulla madre e sul neonato. La posizione occipito posteriore è la più comune malpresentazione fetale incontrata dagli ostetrici, ma, sorprendentemente, non si reperiscono molte informazioni su di essa in letteratura. Essa varia dal 1,8% riportato da Fitzpatrick, al 4,6% e 5,5% segnalati da Yancey e Sizer, al 6% di Ponkey. Solo due studi hanno esaminato i fattori associati alla posizione occipito posteriore, riportando l’esistenza di un’associazione della posizione occipito posteriore con una più bassa incidenza di rottura prematura delle membrane, di ipertensione indotta dalla gravidanza, di induzione del travaglio e, al contempo, un aumento delle episiotomie, dei parti strumentali e decremento dei parti vaginali, ma senza significative differenze nell’Apgar neonatale con un’associazione, invece, a un maggiore peso fetale alla nascita. La persistenza della posizione occipito posteriore, rispetto all’occipito anteriore, ha un’associazione statisticamente significativa con la bassa statura materna, con precedenti tagli cesarei, con prolungamento del primo e secondo stadio del travaglio di parto, aumento di consumo di ossitocina per incrementare la contrattilità uterina, analgesia epidurale, aumento dei parti vaginali assistiti, corionamnioiti, lacerazioni perineali di 3° e 4° grado, taglio cesareo, eccessiva perdita di sangue, e infezioni del post partum. I fattori che possono determinare aumento della posizione occipito posteriore sono la nulliparità, la malnutrizione, con conseguente deformità pelviche, l’immaturità pelvica legata all’età adolescenziale, e la posizione placentare anteriore. L’analgesia epidurale è stata spesso indicata come fattore di rischio per la malposizioni della testa fetale. La maggioranza delle posizioni occipito posteriori non è dovuta a una malrotazione della testa fetale, ma a una persistenza in occipito posteriore della stessa. Infatti, la persistenza in questa posizione della testa fetale esita in un fallimento della rotazione con conseguente persistenza dell’occipito posteriore. Il disimpegno del feto in occipito posteriore richiede un periodo espulsivo prolungato e spesso il ricorso al parto operativo. La diagnosi di malposizione effettuata con la tradizionale visita ostetrica ha dei limiti, dai quali consegue l’utilità di colmare questa lacuna con una metodica strumentale oggettiva, qual è l’ecogragfia, soprattutto nella previsione di un parto operativo. Questo è quanto raccomanda la Sociètà Canadese di Ostetricia e Ginecologia. La diagnosi di posizione occipito posteriore assume importanza anche nella predizione dell’outcome dell’induzione.

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