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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2007 Agosto;59(4):357-67

lingua: Italiano

Insufficienza placentare e ritardo di crescita fetale

Amato N. A., Maruotti G., Scillitani G., Lombardi L., Pietropaolo F.

Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia, Università degli Studi di Foggia, Foggia, Italia


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Obiettivo. L’insufficienza placentare è una condizione patologica che consiste in un deficit funzionale placentare, a eziologia multifattoriale che può essere responsabile di complicanze materne (edemi, proteinuria, ipertensione, ecc.) e/o fetali (ritardo di crescita fetale, distress fetale, ecc.). Lo scopo di questo studio è stabilire se lo studio della placenta dopo il parto può portare al riconoscimento di alterazioni morfologiche di base facilmente documentabili e utili per diagnosi di patologie feto-neonatali.
Metodi. Sono state prese in esame 60 gestanti (45 primigravide e 15 multipare) ricoveratesi, nel periodo compreso tra il marzo 1998 e il marzo 2004, in differenti epoche di gravidanza per un accertato ritardo di crescita fetale. Avvenuto il parto, è sempre stato effettuato un esame accurato della placenta subito dopo il secondamento spontaneo (peso, spessore, eventuali alterazioni morfologiche macroscopicamente evidenti) e ad esso ha fatto seguito l’esame anatomo-patologico effettuato presso l’Anatomia Patologica degli Ospedali Riuniti di Foggia.
Risultati. All’esame macroscopico nel gruppo delle primipare la placenta è risultata priva di alterazioni morfologiche in tutti i casi, ma di peso normale (400-550 g) in 8 casi e di peso inferiore ai 400 g negli altri 37 casi Nel gruppo delle multipare è risultata priva di alterazioni morfologiche in tutti i casi, ma di peso normale in soli 3 casi e di peso ridotto nei restanti 12 casi. L’esame microscopico placentare ha rilevato: focolai infartuali in 34 casi (60%), di cui12 (35%) erano focolai infartuali recenti e 22 (65%) erano focolai infartuali di vecchia data; immaturità dei villi coriali in 15 delle placente esaminate (30%); aumento dell’indice mitotico del citotrofoblasto in 49 casi (90%) e placenta con aspetti istologici normali in 11 casi (10%).
Conclusioni. L’utilizzo dell’esame placentare, sia macroscopico che microscopico, può portare al riconoscimento di alterazioni morfologiche di base facilmente documentabili e utili per diagnosi di patologie feto-neonatali. Una buona funzionalità della placenta condiziona sia la vita fetale che la vita postnatale ed è, quindi, auspicabile nella pratica ostetrica routinaria una maggiore attenzione all’esame della placenta, soprattutto nelle condizioni di patologia materno-fetale.

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