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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2006 Giugno;58(3):239-44

lingua: Inglese

Reinterventi a scopo palliativo per occlusione intestinale ricorrente da carcinoma ovarico avanzato

Caprotti R. 1, Bonardi C. 2, Crippa S. 1, Mussi C. 3, Angelini C. 1, Uggeri F. 1

1 Department of Surgery, San Gerardo Hospital University of Milan-Bicocca Monza, Milan, Italy
2 Department of Gynecology, San Gerardo Hospital University of Milan-Bicocca, Monza, Milan, Italy
3 Sarcoma Unit National Cancer Institute, Milan, Italy


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Obiettivo. L’occlusione intestinale è un evento frequente nelle pazienti affette da carcinoma ovarico Poche informazioni sono a disposizione riguardo ai reinterventi per occlusione intestinale recidiva. Scopo di questo studio è analizzare i risultati di reinterventi per occlusione intestinale ricorrente da carcinoma ovarico.
Metodi. È stata valutata in maniera retrospettiva la documentazione clinica delle pazienti curate presso il nostro Dipartimento nel periodo 1992-2002.
Risultati. Nove pazienti con un’età media di 56 anni (range 37-72) sono state identificate. Tutte le pazienti erano già state sottoposte a pregressa chirurgia addominale per occlusione intestinale da carcinoma ovarico. Una laparotomia esplorativa è stata effettuata in tutti i casi. In 4 pazienti (Gruppo A), a causa dell’avanzato stato di malattia, è stato eseguito solo l’intervento esplorativo. Un intervento chirurgico correttivo è stato, invece, effettuato nelle altre 5 (Gruppo B); ma solo 3 pazienti hanno ricevuto una palliazione efficace, definita come capacità di assumere una dieta per os per almeno 60 giorni. La morbidità è stata del 44,4%: in particolare 2 pazienti hanno sviluppato una fistola enterocutanea. La sopravvivenza media del Gruppo A e B è stata di 36,7 e 96,2 giorni, rispettivamente. Le 3 pazienti sottoposte a palliazione efficace sono decedute dopo 3,5, 4 e 5 mesi, 2 per occlusione intestinale.
Conclusioni. Interventi chirurgici ripetuti per occlusione intestinale ricorrente sono in grado di ottenere benefici clinici in pochi casi, si associano a un’elevata morbidità e a una sopravvivenza limitata. In queste pazienti un approccio non chirurgico basato sulle terapie mediche e sull’utilizzo di gastrostomia endoscopica percutanea e stent intestinali dovrebbe essere considerato.

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