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Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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ARTICOLI ORIGINALI  GRAVIDANZA


Minerva Ginecologica 2005 August;57(4):435-46

Copyright © 2005 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La gravidanza in donna HIV positiva: 6 anni di attività del Centro di Riferimento Regionale

Bernardon M., De. Seta F., Maso G. P., Cescutti V., Olivuzzi M., Redaelli I., Alberico S.


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Obiettivo. L'obiettivo di questo lavoro era valutare la popolazione di pazienti gravide HIV positive, seguite presso il Centro di Riferimento della Regione Friuli Venezia Giulia per l'HIV, descrivere il trattamento ostetrico, allo scopo di individuare i fattori di trasmissione verticale coinvolti, nonché una corretta strategia d'intervento diagnostico-terapeutica. I dati fanno riferimento anche a una popolazione più vasta di casi seguiti dall'European Collaborative Study on HIV in Pregnancy, di cui il Centro di Riferimento della Regione Friuli Venezia Giulia è un Collaborating Center.
Metodi. Il protocollo prevede la somministrazione di una terapia antiretrovirale personalizzata alle pazienti sieropositive già dalla prima visita. Si esegue un taglio cesareo elettivo a 38 settimane. La terapia antiretrovirale viene continuata nel neonato. Viene proscritto l'allattamento al seno.
Risultati. Dal 1996 al 2002 sono state seguite 28 pazienti gravide HIV positive. La maggioranza delle pazienti ha una provenienza non locale e ha acquisito per via eterosessuale l'infezione con un partner discordante. La diagnosi dello stato di sieropositività, in 1 paziente su 3, è avvenuta in gravidanza. È stato osservato un unico caso di trasmissione verticale.
Conclusioni. Oggi si può ridurre la percentuale di trasmissione verticale a valori inferiori all'1% in Europa, attivando tutti i presidi di prevenzione. Si sottolinea l'importanza di uno screening precoce dell'infezione in gravidanza. È fondamentale l'attuazione di una terapia antiretrovirale sin dalle prime settimane, con monitoraggio della gravidanza presso Centri di Riferimento di terzo livello; la somministrazione di terapie endovenose prima dell'espletamento del parto cesareo, eseguito possibilmente non in travaglio e a membrane integre. Risultano importanti l'attuazione della terapia neonatale, un monitoraggio pediatrico adeguato dopo la nascita del bambino e la sospensione dell'allattamento al seno materno.

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