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ULTIMO FASCICOLOMINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia

Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Bimestrale

ISSN 0026-4784

Online ISSN 1827-1650

 

Minerva Ginecologica 2005 Giugno;57(3):327-48

TUMORE DELLA MAMMELLA 

Neoadjuvant induction chemotherapy

Schwartz G. F.

La chemioterapia neoadiuvante e la terapia ormonale neoadiuvante sono state considerate in tutto il mondo, se non il trattamento standard, come appropriate opzioni di trattamento per le pazienti con carcinoma localmente avanzato della mammella. Il ruolo iniziale della chemioterapia neoadiuvante è stata la conversione dei cosiddetti tumori inoperabili in tumori per i quali la mastectomia poteva essere eseguita, senza curarsi dell'effetto sulla sopravvivenza globale. Da quando, in pazienti selezionate, la conservazione della mammella è divenuta accettabile come alternativa alla mastectomia, la chemioterapia neoadiuvante spesso ha ridotto il volume del tumore in modo tale da far sì che questa opzione possa essere presa in considerazione per questo tipo di pazienti. Attualmente, la maggior parte delle pazienti che si sottopongono a chemioterapia neoadiuvante diventano candidate per la conservazione della mammella. I dati degli studi clinici, tuttavia, suggeriscono che la sopravvivenza globale non è stata influenzata dalla chemioterapia neoadiuvante, sebbene dati recenti di studi non randomizzati ma prospettici documentino un miglioramento circa il periodo libero da malattia e della sopravvivenza globale, così come una diminuzione delle recidive locali.
L'adozione del mappaggio linfatico ascellare con biopsia del linfonodo sentinella in stadio I/II, in pazienti clinicamente N0, ha promosso l'utilizzo giudizioso della biopsia del linfonodo sentinella nelle pazienti selezionate che si erano sottoposte a chemioterapia neoadiuvante, se il linfonodo era ''sottostadiato'' ed erano clinicamente negative al completamento della chemioterapia neoadiuvante. La biopsia del linfonodo sentinella in queste pazienti resta altamente controversa, così come l'applicazione della chemioterapia neoadiuvante in pazienti con cancri di dimensioni minori (T1, N1, o T2, N01).
Anche la scelta ottimale del regime farmacologico per la chemioterapia neoadiuvante è controversa, ad esempio, sia per quanto riguarda i farmaci utilizzati che per la durata del trattamento. Gli approcci generalmente accettati sono solitamente gli stessi sia che i farmaci vengano somministrati per un trattamento adiuvante piuttosto che neoadiuvante. La maggior parte dei ricercatori sono concordi che quelle pazienti che hanno raggiunto una completa risposta istologica alla chemioterapia neoadiuvante (pCR, o assenza di qualsiasi cancro invasivo nel campione finale) hanno un decorso migliore, così che la manipolazione dei regimi di trattamento degli studi clinici in atto è di primaria importanza in questo contesto. La recente osservazione di aumentato tasso di pCR nelle pazienti con aggiunta di Herceptin( al regime chemioterapia neoadiuvante rappresenta, perciò, un eccitante progresso che richiede ulteriori indagini.
È probabile che l'adozione della chemioterapia neoadiuvante nei piani di trattamento per le donne con cancri in fase iniziale divenga sempre più ubiquitaria se vi è un'alta probabilità che possa essere raggiunta una pCR, e che sempre più donne con tumori di piccole dimensioni (T1c) divengano quasi automaticamente candidate per la chemioterapia adiuvante grazie alle piccole dimensioni del tumore, indipendentemente dallo status linfonodale. Non è difficile immaginare che la maggior parte delle donne con cancro della mammella diverranno candidate per la chemioterapia neoadiuvante dal momento in cui saranno disponibili maggiori informazioni sulla risposta del tumore e sul decorso.

lingua: Inglese


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