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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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  TUMORE DELLA MAMMELLA


Minerva Ginecologica 2005 Giugno;57(3):305-26

lingua: Inglese

Adjuvant therapy for breast cancer

Hennessy B. T., Pusztai L.


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Negli ultimi 30 anni sono stati fatti progressi significativi nei trattamenti adiuvanti ormonali e chemioterapici del tumore della mammella. Attualmente sono disponibili diversi farmaci citotossici, comprendenti le antracicline, il taxane, la ciclofosfamide, il metotrexate e il 5-fluorouracile (CMF) ed è stata introdotta nella farmacopea una nuova classe di agenti ormonali, gli inibitori della armatasi. Per molte donne con linfonodo positivo per metastasi da carcinoma della mammella che ricevono terapia adiuvante, un miglioramento superiore al 50% nel rischio di recidiva e del 25% della sopravvivenza globale è attualmente realistico. Gli inibitori della armatasi attualmente costituiscono un'alternativa superiore al tamoxifene come terapia adiuvante ormonale nelle donne in postmenopausa con carcinoma della mammella positivo per il recettore ormonale. Il prolungamento della terapia ormonale con letrozolo dopo completamento di 5 anni di tamoxifene si è dimostrato in grado di migliorare la sopravvivenza e di ridurre le recidive tardive. È anche stato assodato che la chemioterapia di combinazione contenente antraciclina è superiore al CMF a parità di cicli somministrati. L'inclusione del taxane in un regime terapeutico basato sulle antracicline ha ulteriormente migliorato l'efficacia. Anche la tempistica della somministrazione dei farmaci, particolarmente del paclitaxel, sembra avere un impatto sull'efficacia. D'altra parte, l'aumentare il dosaggio della ciclofosfamide o delle antracicline oltre il limite standard non sembra migliorare l'efficacia di questi regimi terapeutici, dove il dosaggio sub-standard è chiaramente inferiore. Attualmente vi sono diversi regimi terapeutici adiuvanti altamente efficaci, tuttavia non esiste un singolo trattamento migliore, meno che meno uno efficace universalmente. Il tamoxifene è stato il primo agente molecolarmente mirato ipotizzato ad essere realmente utilizzato nel trattamento del cancro e occorse un poco di tempo per capire che i suoi benefici erano ristretti solo ai cancri positivi per il recettore ormonale. L'esperienza clinica ha evidenziato principi simili si applicano alla chemioterapia adiuvante in quanto tale. Solo un sottogruppo di pazienti con malattia mmicrometastatica beneficia della terapia citotossica. Il principale sforzo dell'attuale ricerca è focalizzato alla scoperta dei marcatori molecolari che potrebbero predire chi trarrà beneficio da un particolare tipo di chemioterapia. Nel prossimo futuro, importanti sviluppi clinici verranno dalla incorporazione del trastuzumab nei regimi chemioterapici adiuvanti nelle pazienti con tumori amplificati HER-2. I risultati di diversi studi clinici randomizzati ad elevata numerosità sono attesi tra breve e definiranno l'utilizzo del trastuzumab in questo quadro clinico.

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