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MINERVA GINECOLOGICA

Rivista di Ostetricia e Ginecologia


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Minerva Ginecologica 2005 April;57(2):131-40

lingua: Italiano

Vulvovaginiti da candida. Approccio terapeutico

Battaglia F., Mariani L., Anglana F., Milite V., Quattrini M., Plotti F., Tomao F., Plotti G.


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La candidosi vulvovaginale rappresenta, dopo la vaginosi batterica, la più frequente causa di affezione vaginale. E' stimato che circa il 75% delle donne di età riproduttiva abbia sofferto almeno di un episodio di vulvovaginite da candida, di cui il 40-45% di episodi ricorrenti e il 10-20% di forma complicata.
La specie di candida più frequentemente isolata nella vagina di donne sintomatiche è la Candida albicans, che, presente nel 10-20% dei casi in assenza di sintomatologia, può considerarsi quasi un saprofita. Tuttavia, sempre con maggior frequenza si possono isolare ceppi non albicans, in particolare la specie tropicalis e la glabrata, di solito resistenti alle comuni terapia.
La classificazione delle candidosi vulvovaginali proposta da Sobel, e ormai universalmente accettata, prevede 2 forme cliniche di candidosi vulvovaginali differenti per patogenesi, decorso clinico, sintomatologia e frequenza: la vulvovaginite da candida non complicata (VVC) e la vulvovaginite da candida complicata (VVCC). Esse devono essere considerate, nella sostanza, 2 entità nosologiche distinte e richiedono un approccio diagnostico e un impegno terapeutico differenti. In questo studio vengono riassunte le principali caratteristichem soffermandosi sulle più recenti acquisizioni in tema di terapia.
Le preparazioni a base di acido borico, a parità di efficacia, sembrano presentare il miglior rapporto costo-beneficio e la compliance migliore e si prestano a un uso complementare o, talvolta, alternativo alle più consolidate terapie con azoli.

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