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MINERVA ENDOCRINOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Sistema Endocrino


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REVIEW  NOVITA’ IN PATOLOGIA OVARICA


Minerva Endocrinologica 2010 December;35(4):259-70

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Misurazione della funzionalità ovarica in giovani “cancer survivors

Su H. I.

Division of Reproductive, Endocrinology and Infertility, Department of Reproductive Medicine, University of California-San Diego San Diego, CA, USA


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È noto che le donne giovani sopravvissute a malattia oncologica (cancer survivors) hanno un rischio più elevato di fertilità ridotta e menopausa precoce. Poiché il rischio di questi outcome varia in base all’età, al tipo di tumore, al regime terapeutico e ad altre caratteristiche specifiche del paziente, è necessario disporre di validi strumenti che consentano di misurare e pronosticare la funzionalità riproduttiva in questa popolazione. I test della riserva ovarica (ORT) comprendono i biomarcatori sierici ed ecografici utilizzati per caratterizzare l’età ovarica nella donna sana e valutare la riserva ovarica prima di iniziare un trattamento dell’infertilità. Questa review descrive quanto è stato fatto per trasferire l’uso degli ORT nella popolazione delle pazienti oncologiche.
Attualmente, piccoli studi longitudinali e trasversali su giovani pazienti oncologiche dimostrano che la chemioterapia gonadotossica influisce sugli ORT. È stato dimostrato che l’ormone follicolo-stimolante (FSH), l’ormone antimulleriano (AMH), l’inibina B, la conta dei follicoli antrali (AFC) e il volume ovarico si alterano tutti con l’esposizione a terapia gonadotossica, ma l’FSH, l’AMH e l’AFC sembrano essere i più sensibili. Più dati saranno necessari per determinare l’effetto a lungo termine degli agenti ormonali, dal tamoxifene ai GnRH-agonisti, sugli ORT. L’effetto dell’ovariectomia unilaterale sugli ORT, sia nell’immediato che a lungo termine, non è noto. Alcuni dati iniziali postulano che il cancro in sé possa compromettere la riserva ovarica.
Tra le ‘cancer survivors’, gli ORT mostrano una correlazione con l’amenorrea. Anche in giovani ‘survivors’ con cicli mestruali normali, le misure ormonali ed ecografiche della riserva ovarica fanno pensare ad una riserva di ovociti ridotta rispetto a donne sane della stessa età. Altri studi saranno necessari per determinare la tempistica ottimale per testare gli ORT nel vasto numero di giovani ‘survivors’ in terapia contraccettiva con estro-progestinici combinati. Un’utilità significativa degli ORT sarebbe poter pronosticare la fertilità nelle giovani ‘survivors’; ad oggi, non sono disponibili dati su questo outcome.
Obiettivo degli studi futuri sugli ORT in donne con patologie oncologiche sarà determinare l’utilità di questi test come misure surrogate della funzionalità ovarica o indicatori predittivi di infertilità o di insufficienza ovarica. A tale scopo, è necessario raccogliere dati su larga scala attraverso gruppi cooperativi di ricerca. Dal punto di vista epidemiologico, occorre passare da studi di associazione allo sviluppo degli ORT come appropriati test predittivi e di screening.

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