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MINERVA ENDOCRINOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Sistema Endocrino


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REVIEW  GOZZO MULTINODULARE


Minerva Endocrinologica 2010 September;35(3):161-71

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Ruolo del rhTSH nel gozzo multinodulare eutiroideo: nuovo approccio terapeutico? Pro e contro

Ceccarelli C., Brozzi F., Bianchi F., Santini P.

Department of Endocrinology, University of Pisa Medical School and Hospital, Pisa, Italy


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La terapia convenzionale con radioiodio (131I) è stata usata negli ultimi 20 anni per il trattamento del gozzo nodulare di grandi dimensioni quando i pazienti presentino alto rischio operatorio o rifiutino l’intervento chirurgico. Dopo un anno dalla terapia con 131I si osserva una riduzione media del volume del gozzo di circa 40%. Tuttavia la risposta individuale alla terapia è variabile e per bassi valori di captazione e per gozzi molto grandi sono necessarie alte attività di 131I per ottenere un adeguato accumulo di iodio in tiroide. Poter usare attività più basse di 131I permette di ridurre il carico di radiazioni al corpo e il tempo di restrizione dei contatti sociali. Inoltre, in base alle disposizioni in materia di radiazioni ionizzanti in vigore nei differenti paesi la terapia con 131I potrebbe essere effettuata o in regime ambulatoriale o con un’ospedalizzazione più breve determinando una riduzione dei costi. Gli effetti del rhTSH nel gozzo possono essere dovuti non solo all’aumento della captazione del 131I, ma anche a una più omogenea distribuzione del radio alogene nella ghiandola e alla attivazione metabolica delle cellule tiroidee che le rende più sensibili alle radiazioni. Gli effetti negativi acuti sono dovuti all’aumento degli ormoni tiroidei nel sangue e all’aumento di volume del gozzo che potrebbero causare rispettivamente sintomi cardiaci e compressione tracheale. Questi effetti sono probabilmente dose dipendenti e sono trascurabili con le dosi di rhTSH più basse.

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