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MINERVA ENDOCRINOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Sistema Endocrino


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REVIEW  MEDICINA NUCLEARE IN ENDOCRINOLOGIA I


Minerva Endocrinologica 2008 June;33(2):67-73

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Il ruolo della PET nella diagnostica del carcinoma midollare della tiroide

Rufini V. 1, Treglia G. 1, Perotti G. 1, Leccisotti L. 1, Calcagni M. L. 1, Rubello D. 2

1 Institute of Nuclear Medicine, Università Cattolica del Sacro Cuore, Rome, Italy 2 Nuclear Medicine, PET Unit, “S. Maria della Misericordia” Hospital, Istituto Oncologico Veneto (IOV), IRCCS, Rovigo, Italy


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Nella valutazione diagnostica del carcinoma midollare della tiroide (CMT), l’imaging medico-nucleare è utile prevalentemente in fase postoperatoria per la ricerca di malattia residua o recidivata. La tomografia ad emissione di positroni (PET), rispetto all’imaging scintigrafico con radiofarmaci γ-emittenti, offre interessanti prospettive grazie alla migliore qualità delle immagini, la maggiore risoluzione spaziale e la più rapida esecuzione dell’indagine. Il recente sviluppo di apparecchiature ibride consente, inoltre, di ottenere simultaneamente informazioni di tipo morfologico (tomografia computerizzata) e funzionale (PET) con notevole impatto sull’efficacia diagnostica. Il 18F-fluoro-desossiglucosio (18F-FDG) è il tracciante PET più frequentemente utilizzato per studi oncologici. I risultati preliminari riportati in letteratura riguardanti la PET con FDG in pazienti con sospetta recidiva locale e/o metastatica di CMT sono incoraggianti, con valori di sensibilità diagnostica più elevati rispetto a quelli ottenuti con traccianti ad emissione di fotone singolo. La captazione di 18F-FDG dipende dalle dimensioni della lesione e, in qualche modo, dal grado di differenziazione e dall’aggressività biologica del tumore; la PET con FDG sembra pertanto essere più utile in pazienti con valori di calcitonina molto elevati e malattia in progressione. Il CMT, in analogia con gli altri tumori neuroendocrini presenta, sulla membrana cellulare, meccanismi di captazione delle amine e recettori peptidici; queste caratteristiche sono alla base dell’impiego clinico di specifici radiofarmaci che riflettono differenti processi metabolici del CMT: la sintesi, l’accumulo e il rilascio di ormoni (18F-diidrossifenilalanina, 18F-DOPA e 18F-fluorodopamina, 18F-FDA) e l’espressione di recettori (analoghi della somatostatina marcati con 68Ga). Questi traccianti, al momento, sono in corso di valutazione e contribuiranno a migliorare ulteriormente l’approccio diagnostico del CMT.

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