Home > Riviste > Minerva Endocrinologica > Fascicoli precedenti > Minerva Endocrinologica 2005 Settembre;30(3) > Minerva Endocrinologica 2005 Settembre;30(3):179-92

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA ENDOCRINOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Sistema Endocrino


Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 1,118


eTOC

 

REVIEW  


Minerva Endocrinologica 2005 Settembre;30(3):179-92

lingua: Inglese

The prevention of type 2 diabetes: what is the evidence?

Chiasson J.-L., Brindisi M.-C., Rabasa-Lhoret R.


Full text temporaneamente non disponibile on-line. Contattaci  


La prevalenza del diabete sta assumendo le proporzioni di un'epidemia che aumenta a livello mondiale. La morbidità e la mortalità associate a questa patologia la stanno rendendo uno dei problemi principali per il sistema sanitario. La migliore comprensione della patogenesi del diabete di tipo 2 ha fatto emergere il concetto di prevenzione primaria. Diversi studi hanno dimostrato che nei soggetti con diminuita tolleranza glicidica sia le modificazioni dello stile di vita che gli interventi farmacologici possono prevenire o ritardare la progressione verso il diabete. Il Diabetes Prevention Study (DPS) e il Diabetes Prevention Program (DPP) hanno dimostrato in modo convincente che un programma di profonde modificazioni dello stile di vita è altamente efficace nel diminuire il rischio di diabete nella popolazione ad alto rischio (riduzione del rischio pari al 58%). Altri 4 piccoli studi hanno fatto osservazioni simili. Lo studio DPP ha dimostrato che la metformina può ridurre il rischio di diabete del 31% nei soggetti con diminuita tolleranza glicidica. Lo studio clinico STOP-NIDDM ha confermato l'efficacia dell'acarbosio nel diminuire il rischio di diabete (riduzione del rischio pari al 31%) in una popolazione similare ad alto rischio. Lo studio TRIPOD ha dimostrato che il troglitazone può ridurre l'incidenza del diabete del 55% nelle donne ispaniche con anamnesi di diabete gestazionale. Più recentemente, lo studio XENDOS ha dimostrato che nei soggetti molto obesi che seguono un programma intensivo di modificazione dello stile di vita, il trattamento con xenical era associato ad una riduzione dell'incidenza di diabete pari al 37% se paragonato al placebo. Tra studi hanno suggerito che la chirurgia bariatrica nei soggetti con morbidità da obesità, con o senza diminuita tolleranza al glucosio, possa ridurre l'incidenza di diabete sin quasi allo zero. Otto studi su 10 hanno dimostrato che il trattamento della popolazione ad alto rischio di cardiovasculopatia con inibitori del sistema renina-angiotensina aldosterone era associato ad una significativa riduzione del conseguente sviluppo di diabete come conseguenza secondaria. Lo studio WOSCOPS e lo studio HERS hanno esaminato l'effetto della pravastatina e dell'associazione estroprogestinica, rispettivamente, sugli eventi cardiovascolari e hanno osservato che questi interventi farmacologici erano associati ad una riduzione del 30-35% dell'incidenza di diabete quale conseguenza secondaria. Attualmente sono in corso 3 ampi studi clinici che esaminano l'effetto del rosiglitazone/ramipril (studio DREAM), del nateglinide/valsartan (studio NAVIGATOR) e del pioglitazone (studio ACT NOW) sullo sviluppo di diabete nei soggetti con diminuita tolleranza al glucosio come primo aspetto. Vi sono anche 3 studi che si occupano della prevenzione del diabete come conseguenza secondaria: lo studio ONTARGET-TRANSCEND sta valutando il telmisartan con o senza ramipril, lo studio ORIGIN sta valutando la glargina insulina/omega 3.
Sta emergendo l'evidenza che il diabete può essere prevenuto o ritardato nella popolazione ad alto rischio attraverso una modificazione dello stile di vita o con interventi farmacologici. Questa nuova informazione deve adesso essere trasferita nella pratica, disegnando strategie ben definite per lo screening e il trattamento della popolazione ad alto rischio. La prevenzione della malattia rappresenta la nostra unica possibilità di arginare il problema sempre più pressante a livello mondiale legato al diabete.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail