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MINERVA ENDOCRINOLOGICA

Rivista sulle Malattie del Sistema Endocrino


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Endocrinologica 2004 Marzo;29(1):11-8

lingua: Inglese, Italiano

Pioglitazone riduce la pressione arteriosa in diabetici non-dipper

Negro R., Dazzi D., Hassan H., Pezzarossa A.


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Obiettivo. L'associazione tra insulino-resistenza e ipertensione è stata ampiamente studiata e rappresenta un'entità oramai sicuramente stabilita. I tiazolidinedioni (TZD), una classe di ipoglicemizzanti orali che agiscono come insulino sensibilizzatori, hanno mostrato, in molti studi in vivo e in vitro, di possedere proprietà antipertensive. Se la capacità dei TZD di ridurre la pressione arteriosa (PA) sia attribuibile a una riduzione dell'insulino-resistenza, o a un diretto effetto vasodilatatorio, è argomento di dibattito. Poiché la mancata riduzione della PA nelle ore notturne («non-dipping») precede l'ipertensione franca ed è associata a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari avversi, abbiamo valutato gli effetti del pioglitazone sulla PA in pazienti non-dipper affetti da diabete tipo 2.
Metodi. Quaranta pazienti diabetici non-dipper sono stati assegnati in maniera randomizzata a trattamento con metformina+placebo (M) o metformina+pioglitazone 30 mg/die (MP) e sottoposti a misurazione della pressione arteriosa delle 24 ore all'inizio del trattamento e 8 settimane dopo.
Risultati. Dopo 8 settimane di trattamento nei soggetti trattati con metformina+pioglitazone 30 mg/die (gruppo MP1), abbiamo riscontrato una significativa riduzione dei valori pressori nelle ore notturne (PA media sistolica notturna 128,05±1,23 vs 122,8±2,3 mmHg; p<0,02; PA media diastolica notturna 81,2±0,99 vs 75,65±0,93 mmHg; p<0,005). Il miglioramento osservato nei valori pressori delle ore notturne era indipendente dalle modificazioni dei parametri metabolici.
Conclusioni. I dati ottenuti mostrano che pioglitazone è stato efficace nel ridurre i valori pressori in diabetici non-dipper. Il fatto che la riduzione dei valori pressori sia indipendente dal miglioramento del quadro metabolico suggerisce l'ipotesi che tali miglioramenti possano essere anche dovuti a una diretta azione antipertensiva esercitata dal pioglitazone.

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