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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Chirurgica 2012 August;67(4):327-35

lingua: Inglese

Fattori predittivi ed esito di complicazioni gastrointestinali dopo cardiochirurgia

Hashemzadeh K. 1, Hashemzadeh S. 2

1 Department of Cardiovascular Surgery, Shahid Madani Cardiovascular Research Center, Tabriz University of Medical Sciences, Tabriz, Iran;
2 Department of thoracic surgery, Tabriz University of Medical Sciences, Iran


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Obiettivo. Le complicazioni gastrointestinali (GI) dopo cardiochirurgia sono rare, ma potenzialmente mortali. Lo scopo di questo studio prospettico è quello di determinare l’incidenza, i fattori di rischio indipendenti e gli esiti, a seguito di complicazioni gastrointestinali dopo intervento cardiochirurgico.
Metodi. Tra marzo 2006 e febbraio 2011 sono state diagnosticate complicazioni GI postoperatorie in 35 su 7175 pazienti consecutivi sottoposti a cardiochirurgia. Fattori predittivi preoperatori, intraoperatori e postoperatori di complicazione e decesso sono stati individuati e confrontati con un gruppo di controllo. Abbiamo inoltre cercato di confrontare l’incidenza delle complicazioni gastrointestinali in pazienti sottoposti a cardiochirurgia “on-pump” e “off-pump”.
Risultati. Si sono verificate complicazioni gastrointestinali in 35 (0,48%) pazienti, tra cui sanguinamento gastrointestinale superiore (29, 82,8%), ischemia intestinale (3, 8,5%), ulcera duodenale perforata (1, 2,8%), volvolo del sigma (1, 2,8%) e, inoltre, un paziente (2,8%) ha sofferto di sanguinamento gastrointestinale a causa di tumore gastrico. I pazienti del gruppo GI avevano in media 5 anni in più rispetto ai pazienti del gruppo di controllo (P=0,011). Nel gruppo “on-pump”, 32 pazienti (91,4%) hanno avuto complicazioni gastrointestinali, rispetto a 3 (8,6%) nel gruppo “off-pump” (P=0,011). L’incidenza per tipo di procedura era la seguente: by-pass aorto-coronarico (BPAC) (51,4%), chirurgia valvolare singola o multipla (17,1%), malattie congenite (14,2%), intervento combinato BPAC e valvola (8,6%), chirurgia aortica (5,7%) ed embolectomia dell’arteria polmonare (2,8%). Mediante analisi logistica multivariata, sono stati identificati dodici parametri, che prevedevano complicazioni gastrointestinali: età superiore a 65 anni, ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (EF<30%), creatinina preoperatoria>1,5 mg/dL, intervento “on-pump”, tempo prolungato di bypass cardiopolmonare (CPB), tempo prolungato di clampaggio incrociato aortico, cardiopatie congenite, dissezione aortica, uso di pompa a palloncino intra-aortica (IABP), trasfusioni di sangue, ipotensione e uso di bicarbonato di sodio. Il trattamento chirurgico è stato utilizzato in 7 pazienti (20%) con complicanza GI. Il tasso di mortalità nel gruppo chirurgico è stato pari all’85,7%, con la massima percentuale nei pazienti con ischemia intestinale (42,8%). La mortalità ospedaliera complessiva tra i pazienti con complicazioni gastrointestinali è stata pari al 62,8% (N=22), rispetto a un tasso di mortalità del 2,9% (N.=10) in pazienti senza complicazioni GI postoperatorie (P=0,000).
Conclusione. Le complicazioni gastrointestinali sono una rara, ma grave conseguenza della cardiochirurgia ed è necessario un elevato indice di sospetto per la loro individuazione. Inoltre, l’esito positivo può essere rafforzato migliorando la portata cardiaca, la diagnosi tempestiva e l’intervento chirurgico precoce.

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