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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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Minerva Chirurgica 2011 August;66(4):341-5

lingua: Inglese

Radioterapia ad alto dosaggio iperfrazionata accelerata per cancro del polmone non a piccole cellule

De Ruysscher D., Reymen B., Van Baardwijk A.

Department of Radiation Oncology, (MAASTRO clinic), GROW - School for Oncology and Developmental Biology, Maastricht University Medical Centre, Maastricht, The Netherlands


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L’osservazione che il migliorato controllo oncologico locale determina un incremento dei tassi di sopravvivenza, anche in una patologia come il cancro del polmone non a piccole cellule (non small cell lung cancer, NSCLC), ha alimentato l’interesse in strategie atte ad eradicare localmente la neoplasia. È dimostrato che esiste una chiara relazione dose-risposta dopo radioterapia, ossia dosi maggiori di radiazioni determinano un aumentato controllo locale della neoplasia. Tuttavia, il prolungamento del tempo di trattamento complessivo oltre le 4-5 settimane rende la radioterapia meno efficace a causa dell’aumentata proliferazione di cellule tumorali. È pertanto necessario erogare dosaggi più elevati possibili in tempi di trattamento ridotti. Un esempio estremo di questa strategia è rappresentato dalla radioterapia stereotassica corporea (SBRT), in cui poche e abbondanti dosi di raggi, corrispondenti a dosi biologiche molto elevate erogate in un breve periodo di trattamento, hanno determinato un controllo tumorale di almeno il 90 % nel NSCLC allo stadio I. Tuttavia, quando grossi volumi o strutture critiche come i bronchi principali sono inglobati nei volumi di radiazione ad alto dosaggio, sono stati utilizzati schemi frazionati, come 70 Gy in 35 frazioni giornaliere di 2 Gy. Poiché la durata complessiva di trattamento supera le 4-5, sono stati introdotti schemi di radioterapia iperfrazionata, in cui vengono erogate 2-3 frazioni al giorno relativamente limitate con dosi complessive che sono simili a quelle dello schema cosiddetto standard. Numerosi trials randomizzati di fase III ed una meta-analisi basata su studi clinici hanno dimostrato una maggior sopravvivenza a 5 anni con questa strategia, senza un aumento degli effetti collaterali. Il nostro gruppo ha inoltre dimostrato che la radioterapia accelerata iperfrazionata personalizzata (INDAR) rende possibile il trattamento con intento curativo anche in pazienti con grandi volume di tumore, con scarsi importanti effetti collaterali. I primi risultati della INDAR associata a chemioterapia o a cetuximab sono promettenti.

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