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Minerva Chirurgica 2010 Agosto;65(4):401-7

 ARTICOLI ORIGINALI

Trattamento ultraconservativo nel carcinoma della mammella in stadio I e II. Risultati di un follow-up a lungo termine su 500 mammelle operate

Mencacci R. 1, Alessandroni L. 1, Arcangeli G. 2, Bertolini R. 1, Cecera A. 1, Lopez M. 3, Mardarella C. 4, Parisi A. 5, Tersigni R. 1

1 Chirurgia Generale e Oncologica, Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma, Italia
2 Radioterapia Oncologica, IRCSS Regina Elena, Roma, Italia
3 Oncologia Medica B, IRCSS Regina Elena, Roma, Italia
4 Radiologia Senologica, Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma, Italia
5 Oncologia Senologica, Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlaninim Roma, Italia

Obiettivo. L’uso routinario della chirurgia conservativa nel trattamento del carcinoma della mammella in stadio I e II è stato validato da diversi studi randomizzati che hanno messo a confronto tale approccio con la mastectomia. Il trattamento conservativo comprende la rimozione chirurgica della neoplasia con margini di resezione adeguati, la dissezione ascellare, la radioterapia postoperatoria, e i trattamenti neoadiuvanti relativi allo stadio della neoplasia, all’età delle pazienti e allo stato menopausale.
Metodi. Dal 1987 al 2003, 500 carcinomi della mammella in stadio I-II sono state trattati in 494 pazienti con chirurgia ultraconservativa. L’intervento è consistito in una tumorectomia allargata con dissezione ascellare, con controllo intraoperatorio dei margini di sezione. La radioterapia è consistita nella somministrazione di una dose totale di 50 Gy sull’intera mammella, associata a un boost di 10 Gy sul letto tumorale (20 Gy in presenza di una neoplasia T2). Nelle pazienti trattate fino al 1997 è stata associata, nei casi con linfonodi positivi in cui non era stata eseguita la dissezione del terzo livello, l’irradiazione dell’ascella omolaterale, per un totale di 50 Gy, in presenza di metastasi linfonodali. Successivamente è stata sempre effettuata la dissezione del III livello senza irradiazione ascellare. Lo stadio AJCC T1N0 era presente nel 44% dei casi, T2N0 nel 15%, T1N1 nel 19%, e T2N1 nel 22%.
Risultati. Nel periodo postoperatorio sono stati osservati, nel 9% delle pazienti, sieromi ed ematomi ascellari, e nel 7% edemi dell’arto superiore, risolti con terapia conservativa. A un follow-up mediano di 150 mesi (range 48-248 mesi), l’incidenza attuariale di recidive locali è stata del 7% a 5 anni e del 14% a 10 anni, e quella delle metastasi a distanza del 18% e del 33%, rispettivamente. La sopravvivenza globale e libera da malattia a 10 anni è stata dell’81% e del 60%, rispettivamente. I risultati cosmetici sono stati buoni o eccellenti nell’80%, soddisfacenti nel 10% e scarsi nel 10% delle pazienti operate.
Conclusioni. L’incidenza di recidive e la sopravvivenza delle pazienti affette da carcinoma della mammella e trattate con trattamento conservativo sono sovrapponibili a quella degli studi maggiori riportati in letteratura. Alle pazienti candidabili deve essere sempre offerta la scelta tra un trattamento conservativo (tumorectomia allargata o quadrantectomia, dissezione ascellare, radioterapia postoperatoria) e una mastectomia radicale modificata, spiegando rischi e vantaggi delle diverse procedure.

lingua: Italiano


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