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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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  CASI CLINICI


Minerva Chirurgica 2010 June;65(3):393-400

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Trattamento “ibrido” (rivascolarizzazione viscerale retrograda chirurgica e trattamento EVAR) di aneurisma viscerale ricorrente in paziente precedentemente sottoposto a trattamento di aneurisma toraco-addominale IV tipo: case report e descrizione della tecnica

Ferrero E. 1, Ferri M. 1, Viazzo A. 1, Gaggiano A. 22, Maggio D. 3, Berardi G. 1, Piazza S. 1, Cumbo P. 1, Pecchio A. 1, Lamorgese V. 1, Nessi F. 1

1 Vascular and Endovascular Surgery Unit, Mauriziano Umberto I Hospital, Turin, Italy;
2 Vascular and Endovascular Surgery Unit, Cardinal Massaia Hospital, Asti, Italy;
3 Vascular Surgery Unit, Clinica Cellini, Torino, Italy


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La morbi-mortalità riscontrata mediante il trattamento chirurgico “open” dell’aneurismna toraco-addominale (AATA) rimane ad oggi tra le più alte, range tra il 2% ed il 40%. Negli ultimi anni sono state introdotte le tecniche “ibride” (EVAR e rivascolarizzazione viscerale retrograda chirurgica) per il trattamento degli (AATA). Questa procedura si è rivelata più efficace in termini di riduzione delle complicanze determinando una minore incidenza di morbi-mortalità paragonata al trattamento chirurgico tradizionale. Un paziente di 77 anni, precedentemente sottoposto a trattamento chirurgico di esclusione di AATA mediante bypass aorto-aortico con patch dei vasi viscerali (Crawford patch) , è giunto alla nostra osservazione per la presenza di un aneurisma ricorrente toraco-addominale tipo IV (secondo la classificazione di Crawford), del diametro traverso massimo di 10.5 cm. In relazione alle importanti comorbilità ed all’elevato rischio di mortalità se sottoposto ad intervento chirurgico tradizionale redo, abbiamo preso in considerazione l’utilizzo dell’esclusine dell’aneurisma ricorrente mediante tecnica “ibrida”, utilizzando il debranching chirurgico dei vasi viscerali e renali mediante una rivascolarizzazione retrograda dall’aorta ed, in tempo unico, escludendo l’aneurisma ricorrente mediante l’impianto di un’endoprotesi. A 12 mesi dall’interevento il paziente è vivo ed in buone condizioni generali, al follow-up mediante tomografia computerizzata (TC) è stato confermato il corretto posizionamento dell’endoprotesi in assenza di endoleak, la pervietà dei bypass e la riduzione in diametro trasverso della sacca aneurismatica. Le procedure “ibride” (EVAR e riscascolarizzazione retrograda mediante chirurgia “open”) per il trattamento di AATA complessi è da considerarsi un trattamento efficace e duraturo nel tempo, tuttavia per validare la tecnica ed effettuare raffronti statisticamente significativi con la tecnica chirurgica tradizionale, occorre una larga serie di casi ed un lungo ed accurato follow-up.

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