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Minerva Chirurgica 2010 February;65(1):21-5

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Emorroidopessi con stapler nel trattamento della patologia emorroidaria. Otto anni di esperienza

Batori M. 1, Straniero A. 1, Pipino R. 1, Chatelou E. 1, Sportelli G. 2

1 Department of Surgery “Francesco Durante”, La Sapienza University, Rome, Italy;
2 Department of General Surgery “P. Stefanini”, La Sapienza University, Rome, Italy


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Obiettivo. L’emorroidopessi con stapler (PPH) secondo Longo si è dimostrata una tecnica caratterizzata da buoni risultati postoperatori. Lo scopo di questo studio è di analizzare i dati riguardanti la nostra esperienza, confrontando i risultati degli interventi ed il tasso di complicanze con quelli pubblicati in letteratura.
Metodi. Nel nostro Dipartimento, tra novembre 2000 e dicembre 2008, 127 pazienti con emorroidi sintomatiche sono stati selezionati per essere sottoposti a PPH secondo Longo. Questo studio retrospettivo ha incluso pazienti con un prolasso rettale dal secondo al quarto grado.
Risultati. Due pazienti hanno presentato un sanguinamento anale nello stesso giorno dell’intervento. Entrambi sono stati ricondotti in sala operatoria. In un terzo paziente il sanguinamento non ha richiesto un secondo intervento. In un caso si è verificata una stenosi postoperatoria che ha reso necessario un reintervento tre giorni dopo la dimissione. Un paziente ha presentato urgenza alla defecazione, associata ad incontinenza fecale transitoria, regredita spontaneamente dopo due settimane. Non abbiamo registrato casi di ritenzione urinaria. Trentasette pazienti hanno riferito dolore che è stato controllato con successo attraverso analgesia standard. Non sono stati rilevati casi di dolore cronico. Non si sono verificati casi di stenosi anale, incontinenza fecale permanente o decessi.
Conclusioni. Nella nostra casistica si sono verificate complicanze importanti in cinque casi (3,9%), ma solo per tre pazienti è stato necessario un reintervento (2,4%). La nostra esperienza con la PPH secondo Longo conferma che questa tecnica, utilizzata in pazienti affetti da prolasso rettale di sacondo-quarto grado, è fattibile e sicura.

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