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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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  I TUMORI DEL PANCREAS


Minerva Chirurgica 2009 October;64(5);477-87

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Gestione delle neoplasie intraduttali papillari mucinose del pancreas

Perez-Johnston R., Lin J D., Fernandez-Del Castillo Carlos C., Sahani D.

1 Department of Radiology, Division of Abdominal Imaging, Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School, Boston, MA, USA 2 Darthmouth Hitchcok Medical Center, Lebanon, NH, USA 3 Department of Surgery, Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School, Boston, MA, USA


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Durante l’ultimo decennio la diagnosi e il trattamento dei tumori intraduttali papillari mucinosi (intraductal papillary mucinous tumors, TPMN) del pancreas si sono evoluti. Questi tumori rappresentano uno spettro di malattie, che va dalle lesioni benigne a quelle maligne, rendendo importante l’identificazione precoce e la caratterizzazione di queste lesioni. La visualizzazione adeguata di queste lesioni è possibile grazie a diverse modalità di diagnostica per immagini, invasive e non invasive. La tomografia computerizzata multidetector (multidetector computer tomography, MCT) e la colangiopancreatografia con risonanza magnetica (magnetic resonance, MR) vengono generalmente utilizzate come indagini di prima scelta, mentre le tecniche invasive quali l’ecografia per via endoscopica o la colangiopancreatografia retrograda per via endoscopica vengono solitamente prese in considerazione in caso di diagnosi incerta. Per stabilire la gestione adeguata di queste lesioni devono essere presi in considerazione diversi fattori. Gli IPMN del dotto principale e quelli combinati e le lesioni delle sue ramificazioni di dimensioni superiori a 3 cm o che mostrano aspetti di aggressività quali componenti solide, vengono considerati criteri elettivi per l’asportazione chirurgica. Al contrario, si consiglia un follow-up radiologico per le lesioni di piccole dimensioni, con aspetto benigno, così come per i pazienti post-chirurgici. In quest’ultimo caso il protocollo relativo al follow-up dovrebbe prendere in considerazione l’aggressività della lesione asportata chirurgicamente e i margini di resezione, per stabilire l’intervallo di tempo ottimale tra le successive indagini radiologiche.

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