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Minerva Chirurgica 2008 August;63(4):269-76

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Approccio minilaparotomico per la riparazione di aneurismi aortici addominali versus l’intervento standard a cielo aperto: qual è l’approccio migliore nei pazienti con cardiopatia ischemica?

Kalko Y. 1, Ugurlucan M. 2, Basaran M. 1, Nargileci E. 2, Kafa U. 1, Kosker T. 1, Yerebakan C. 1, Yasar T. 1

1 Cardiovascular Surgery Service Bezm-I Alem Vakif Gureba Hospital Istanbul, Turkey 2 Department of Cardiovascular Surgery Istanbul Medical Faculty, University of Istanbul, Istanbul, Turkey


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Obiettivo. Gli effetti benefici dell’approccio minilaparotomico nei pazienti che devono sottporsi a riparazione di un’aneurisma dell’aorta addominale (abdominal aortic aneurysm, AAA) sono ben definiti. A questo riguardo, gli autori confrontano il decorso postoperatorio e i tassi di mortalità correlati all’intervento con tecnica minilaparotomica con i risultati dell’intervento di riparazione standard a cielo aperto nei pazienti con cardiopatia ischemica.
Metodi. Gli autori hanno rivisto retrospettivamente i dati relativi a 212 pazienti sottoposti a riparazione AAA elettiva con approccio minilaparotomico presso l’Ospedale di Istanbul in un periodo di 8 anni, dal febbraio 1995 al gennaio 2003. Lo studio clinico ha riguardato 46 pazienti che presentavano quale unico fattore di rischio una cardiopatia ischemica. Questo gruppo è stato confrontato con la tecnica caso-controllo con un gruppo di 57 pazienti con caratteristiche simili che erano stati sottoposti ad intervento con la tecnica standard della laparotomia mediana. Tutti i dati disponibili (clinici, patologici e postoperatori) sono stati rivisti e analizzati con l’obiettivo di valutare il decorso postoperatorio.
Risultati. I tempi operatori medi per la tecnica minilaparotomica e per quella standard sono stati pari a 190±26 minuti e a 165±15 minuti, rispettivamente (P=0,32). La durata del clampaggio aortico non è stata significativamente diversa tra i due gruppi (61±12 minuti versus 53±10 minuti, P=0,43). La necessità di trasfusioni è stata minore nel gruppo trattato minilaparotomicamente. Nel gruppo trattato con tecnica laparotomia standard si sono avuti 5 decessi (8,7%), mentre si è avuto un solo decesso (2%) nell’altro gruppo (P<0,01). Nei pazienti sottoposti ad intervento standard si sono avuti 5 infarti del miocardio e per 4 pazienti è stato necessario il ricorso alla ventilazione meccanica prolungata. Nei pazienti sottoposti ad intervento con tecnica minilaparotomica non si sono avuti eventi ischemici delle coronarie. Il gruppo trattato con tecnica minilaparotomica ha avuto un ricovero ospedaliero significativamente più breve (6,2±1,1 giorni versus 9,3±2,8 giorni, P=0,03) e una minore permanenza nel reparto di terapia intensiva (intensive care unit, ICU) (7,8±2,3 ore versus 14,5±3,2 ore, P=0,01). La ripresa della motilità ileale (1,9±0,6 giorni versus 2,8±1,1 giorni, P=0,02), il ritorno alla dieta normale (3,2±1,0 giorni versus 4,6±1,3 giorni, P=0,01) e la ripresa della deambulazione (1,5±0,3 giorni versus 3,2±0,7 giorni, P=0,001) sono state significativamente più rapide nel gruppo trattato con tecnica minilaparoscopica. Il gruppo trattato con tecnica standard ha avuto un costo doppio rispetto a quello trattato minilaparoscopicamente (3 200±600 dollari statunitensi versus 5 900±900 dollari, P=0,001).
Conclusioni. La tecnica minilaparoscopica presenta dei vantaggi quali la minore morbidità postoperatoria e minori tassi di mortalità, la più rapida ripresa della funzionalità intestinale, il minor costo, la minore durata del ricovero ospedaliero e in terapia intensiva. Di conseguenza, gli autori ritengono che questo approccio rappresenti ancora una valida alternativa per il trattamento dei pazienti con AAA che presentino come fattore di rischio una cardiopatia ischemica.

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