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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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Minerva Chirurgica 2007 October;62(5):359-72

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Le indicazioni chirurgiche alla tiroidectomia

Dionigi G. 1, Dionigi R. 1, Bartalena L. 2, Tanda M. L. 2, Piantanida E. 2, Castano P. 1, Annoni M. 1, Boni L. 1, Rovera F. 1, Bacuzzi A. 3, Vanoli P. 4, Sessa F. 5

1 Centro di Ricerche in Endocrinochirurgia Dipartimento di Scienze Chirurgiche Università degli Studi dell’Insubria, Varese 2 Cattedra di Endocrinologia Dipartimento di Medicina Clinica Università degli Studi dell’Insubria, Varese 3 Servizio di Anestesia e Rianimazione Ospedale di Circolo, Fondazione Macchi Polo Universitario, Varese 4 Divisione di Radioterapia Ospedale di Circolo, Fondazione Macchi Polo Universitario, Varese 5 Cattedra di Anatomia Patologica Dipartimento di Morfologia Umana Università degli Studi dell’Insubria, Varese


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La chirurgia della tiroide rappresenta tuttora l’intervento di endocrinochirurgia più frequente. Molti specialisti di questa branca, infatti, eseguono solo chirurgia della tiroide e delle paratiroidi. Anche nei centri di riferimento dove rare neoplasie endocrine (surrene e tratto gastroenterico) costituiscono comunque buona parte del lavoro, questa chirurgia rimane in primo piano. Esperienza e abilità tecnica permettono di ottenere i migliori risultati. Il chirurgo capace di eseguire correttamente una tiroidectomia può ottenere ottimi risultati anche negli altri settori dell’endocrinochirurgia. Per questo, è sorprendente come si facciano pochi sforzi per insegnarla, nonostante sia da sempre considerata un’arte: probabilmente è considerato di maggiore rilevanza insegnare e discutere dei rari tumori endocrini piuttosto che della chirurgia “di tutti i giorni”. Imparare una corretta tecnica chirurgica è essenziale per ridurre ed evitare complicanze, la cui incidenza aumenta a causa dell’inesperienza e della superficialità nella fase di apprendimento del chirurgo. In molti lavori l’incidenza delle complicanze è alta: per esempio il 5% per le lesioni permanenti del nervo laringeo ricorrente dopo interventi eseguiti per patologia benigna, nonostante sia stato documentato più volte che l’incidenza può essere ridotta quasi allo zero o almeno resa pari all’1%. Invece, un’incidenza pari al 20% è stata descritta per l’ipoparatiroidismo persistente dopo tiroidectomia totale: anche in questo caso con un’accurata tecnica può essere prossima all’1%. In letteratura sono riportati valori ancora più alti. È fondamentale ricordare che sia la lesione permanente del nervo laringeo che l’ipoparatiroidismo persistente sono motivo di importante disagio per il paziente. Una delle principali responsabilità degli endocrinochirurghi di oggi è di rendere parte del passato questi dati, stabilendo adeguati e uniformi protocolli d’insegnamento e delle linee guida universali per praticare al meglio questa chirurgia.

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