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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
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CASI CLINICI  


Minerva Chirurgica 2007 August;62(4):293-303

lingua: Italiano

Orientamenti diagnostico-terapeutici nel trattamento delle fistole enterocutanee: esperienza personale e review della letteratura

Candela G. 1, Di Libero L. 1, Varriale S. 1, Manetta F. 1, Giordano M. 2, Lanza M. 1, Argenziano G. 1, Pizza A. 1, Sciascia V. 1, Napolitano S. 1, Riccio M. 3, Esposito D. 1, Santini L. 1

1 VII Divisione di Chirurgia Generale Facoltà di Medicina e Chirurgia Seconda Università di Napoli, Napoli
2 Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale Università del Sacro Cuore Policlinico A. Gemelli, Roma
3 Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione Seconda Università degli Studi di Napoli, Napoli


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Le fistole enterocutanee (FEC) sono comunicazioni anomale che si stabiliscono tra l’intestino e la cute della parete addominale, in maniera spontanea oppure in seguito a traumi o a interventi chirurgici. Esse si associano ad alti tassi di morbosità e mortalità. Le fistole spontanee si possono riscontrare maggiormente in pazienti con cancro, malattie infiammatorie intestinali, diverticolite, appendicite, oppure dopo radioterapia o traumi. Le procedure chirurgiche effettuate per malattia neoplastica, malattia infiammatoria cronica intestinale, adesiolisi, rappresentano il primum movens nell’insorgenza delle fistole postoperatorie. La malnutrizione, le scadute condizioni generali del paziente, l’alta portata della fistola, il sito anatomico di insorgenza e la presenza di raccolte ascessualizzate rappresentano dei fattori influenzanti negativamente la chiusura spontanea dei tragitti fistolosi. L’esperienza riportata riguarda tre casi di FEC secondarie a intervento chirurgico e risoltesi con la sola terapia medica. La paziente del primo caso clinico, sottoposta a chirurgia per asportare un liposarcoma mixoide recidivante retroperitoneale in fossa iliaca destra, non aveva subito nessuna resezione intestinale e si presentava in discrete condizioni cliniche generali. Gli altri due pazienti, giunti alla nostra osservazione in condizioni di sepsi e squilibrio metabolico, avevano prodotto una FEC dopo resezione colica. Il riequilibrio idroelettrolitico e metabolico dei pazienti e l’eradicazione della sepsi hanno preceduto ogni altro tipo di terapia. La somatostatina in infusione continua, il digiuno, gli inibitori di pompa protonica, la loperamide sono stati adoperati per ridurre le secrezioni e la motilità intestinale. La nutrizione parenterale totale è stata fondamentale per il recupero dello stato nutrizionale e generale dei pazienti. Per la cura e protezione della cute perifistolosa sono state impiegate soluzioni di lavaggio sterili, resine a scambio ionico assorbenti, medicazioni a base di argento e poliuretano, coperture con sistemi adesivi per sacchetti colostomici. Dal momento che il trattamento chirurgico delle FEC è correlato da alti tassi di morbilità e mortalità, il trattamento conservativo va sempre intrapreso. Qualora quest’ultimo dovesse fallire, procrastinare l’intervento si è visto essere associato a più alti indici di successo della chirurgia. Scopo del presente studio è la descrizione dell’orientamento diagnostico e terapeutico di un gruppo di chirurghi generali, quale è il nostro, qualora si imbatte in casi, pur sempre complessi, di FEC.

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