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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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Minerva Chirurgica 2006 Agosto;61(4):333-52

lingua: Inglese

Breast cancer surgery for the 21st century: the continuing evolution of minimally invasive treatments

Singletary S. E.

Department of Surgical Oncology The University of Texas M.D. Anderson Cancer Center, Houston, TX, USA


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A partire dagli anni ‘50 la chirurgia per il cancro della mammella ha iniziato a indirizzarsi verso approcci meno invasivi per la gestione della malattia e attualmente la biopsia del linfonodo sentinella e la terapia conservativa della mammella rappresentano lo standard di trattamento per la maggior parte delle pazienti. Proprio mentre il ricorso alla biopsia del linfonodo sentinella si sta espandendo sino a includere gruppi di pazienti che in precedenza non venivano considerate candidate adatte, restano domande circa la gestione ottimale di pazienti che sono clinicamente linfonodo-negative ma con positività del linfonodo sentinella, dal momento che oltre la metà di queste pazienti si dimostrerà essere linfonodo-negativa all’esame istologico. Per identificare e trattare le pazienti linfonodo sentinella negative che abbiano probabilità di avere positività per altri linfonodi si stanno sviluppando diversi approcci. Il significato clinico delle lesioni evidenziate al microscopio nel linfonodo sentinella tramite l’immunoistochimica continua ad essere oggetto di discussione – gli standard attuali raccomandano che la presenza di cellule tumorali isolate (lesioni inferiori a 0,2 mm) debbano essere classificate come pN0, ma una risposta definitiva a questa domanda necessita di ulteriori studi. Le domande irrisolte circa l’utilizzo migliore della biopsia del linfonodo sentinella potrebbero diventare irrilevanti grazie al continuo sviluppo di nuovi marcatori prognostici molecolari che possono sostituire la valutazione dello status linfonodale ascellare. Similmente, i ricercatori stanno esplorando modalità diverse per sostituire la terapia conservativa della mammella con tecniche di asportazione che siano in grado di rimuovere il tumore primario senza ricorrere alla chirurgia. Sebbene l’asportazione con radiofrequenza, con ultrasuoni focalizzati, con la criochirurgia e con altri approcci abbiano catturato l’immaginazione delle pazienti e dei medici, restano molte difficoltà tecniche. Tra queste, la più significativa è la mancanza di mezzi diagnostici per immagini in grado di fornire informazioni precise sulla localizzazione dei tumori, di stimarne le dimensioni reali e che consentano di seguire il follow-up del trattamento in tempo reale. Questi deficit possono essere colmati grazie ai futuri sviluppi della diagnostica per immagini funzionale (ad esempio la tomografia ad emissione di positroni) e della nanobiotecnologia.

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