Home > Riviste > Minerva Chirurgica > Fascicoli precedenti > Minerva Chirurgica 2006 June;61(3) > Minerva Chirurgica 2006 June;61(3):265-72

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,877


eTOC

 

CASI CLINICI  


Minerva Chirurgica 2006 June;61(3):265-72

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Carcinoide dell’appendice vermiforme. Descrizione di tre casi clinici e revisione della letteratura

Candela G., Varriale S., Di Libero L., Giordano M., Maschio A., Manetta F., Borrelli V., Nunziata A., Santini L.

VII Divisione di Chirurgia Generale Seconda Università degli Studi di Napoli, Napoli


PDF  


I carcinoidi dell’appendice rappresentano una classe di tumori a sé stante con caratteristiche intermedie tra le neoplasie benigne (adenomi) e le maligne (carcinomi).
Una recente nomenclatura li identifica come diffuse neuroendocrine system (DNS) o/e, parallelamente, come neuroendocrine tumour (NET). Il tratto gastroenterico rappresenta la sede di circa il 64,3% dei carcinoidi, seguito dal tratto respiratorio con il 25,3%. Tra i gastrointestinali, il tumore del piccolo intestino è quello con incidenza più alta con il 28,5%, seguono l’appendice con il 4,77%, il retto con il 13,6% e lo stomaco con il 4,6%. Il carcinoide del colon ha un’incidenza dell’8,62%, con il cieco che da solo rappresenta il 34,5% delle localizzazioni coliche.
I 3 casi descritti rappresentano un esempio dell’imprevedibilità comportamentale dei carcinoidi intestinali.
Il primo caso è quello di una paziente in cui il tumore primitivo è stato scoperto solo dopo la documentazione delle metastasi epatiche.
Il secondo caso riguarda una giovane, che, presentando, al momento del ricovero, un quadro di addome acuto con le caratteristiche semeiologiche dell’appendicite acuta, è stata sottoposta ad appendicectomia. Le successive indagini effettuate nel post-operatorio hanno documentato la presenza di metastasi epatiche al V e VI segmenti epatici.
L’ultimo caso, affine, per certi aspetti, al secondo, mostra la necessità di effettuare un’emicolectomia destra con asportazione dei linfonodi locoregionali in caso di carcinoide appendicolare >2 cm.
Alla diagnosi del carcinoide intestinale contribuiscono esami sia laboratoristici sia strumentali.
Gli esami laboratoristici principali si basano sul dosaggio della serotonina e dell’acido 5-idrossi-indolacetico urinari.
Gli esami strumentali di primo livello per la diagnosi del carcinoide intestinale sono rappresentati dalla TC con e senza mezzo di contrasto, dall’endoscopia diagnostica e, per meglio evidenziare la presenza di metastasi loco-regionali, dalla scintigrafia con octreotide e dalla PET.
Il trattamento delle metastasi epatiche alternativo alla chirurgia è sicuramente la chemioembolizzazione.
Quest’ultimo trattamento è risultato molto efficace anche come trattamento neoadiuvante delle metastasi epatiche prima di sottoporre il paziente a resezione epatica.
Il trattamento con somatostatina è risultato, invece, efficace nel controllare la secrezione del tumore, attenuando così gli inconvenienti della sindrome da carcinoide.
In conclusione, l’esperienza degli Autori mostra come un approccio multimodale e multidisciplinare rappresenta il comportamento migliore nel trattamento del paziente con carcinoide dell’intestino e metastasi epatiche.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail