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Rivista di Chirurgia


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Minerva Chirurgica 2006 Aprile;61(2):95-101

 ARTICOLI ORIGINALI

Femoral anastomotic aneurysms in the modern era: a reappraisal of a continuing challenge

Sigala F. 1, Georgopoulos S. 2, Sigalas K. 2, Alevizacos P. 1, Papalambros E. 2, Bramis J. 2, Tsigris C. 2, Bastounis E. 2, Hepp W. 1

1 Kplus Vascular Centre Haan Department of Vascular and Endovascular Surgery St. Josef Hospital Haan GmbH, Haan, Germany
2 Division of Vascular Surgery, First Department of Surgery, University Medical School Athens, Greece

Obiettivo. Nonostante i miglioramenti della tecnica chirurgica, dei materiali protesici e delle suture, l’aneurisma anastomotico femorale (AAF) rappresenta ancora un problema per i pazienti che si sottopongono a interventi di rivascolarizzazione degli arti inferiori. Questo studio retrospettivo ha l’obiettivo di valutare la presentazione clinica dell’AAF, le cause infettive che lo provocano, l’intervallo di tempo tra l’intervento chirurgico e la sua comparsa. Vengono inoltre valutati i tassi di mortalità e di amputazione dei pazienti con AAF.
Metodi. Sono state riviste le cartelle cliniche di 124 pazienti (tromboendoarterectomia in 9, bypass femoro-femorale in 3 e bypass axilllo femorale in 1).
Risultati. Sono state osservate 13 AAF da cause infettive e 14 AAF ricorrenti. Il tempo medio trascorso tra l’intervento chirurgico e la comparsa di AAF è stato di 56,9 mesi (range: 1-219). Questo intervallo di tempo è stato di 62 mesi per gli AAF non infettivi, mentre è stato di soli 8 mesi per quelli da causa infettiva. L’intervallo di tempo medio della ricomparsa di AAF è stato di 39 mesi. Il tipo di intervento chirurgico riparativo più comunemente eseguito è stato l’interposizione di una protesi tra la parte prossimale della protesi pre-esistente e l’arteria femorale profonda (100 casi). Nel periodo postoperatorio in 21 casi sono comparse complicanze locali (15,4%) e in 7 casi di tipo sistemico (5,1%). La mortalità postoperatoria è stata del 3,7%. La sopravvivenza globale a distanza di 1 anno è stata del 91,3% (errore standard: ± 2,5%), mentre a 2 anni è stata del 85,4% (errore standard: ± 3,3%). L’analisi statistica con il modello di Kaplan-Meier ha evidenziato un salvataggio cumulativo dell’arto pari al 94,2%, 93,3% e 89,2% dopo rispettivamente 6 mesi, 1 anno e 2 anni. è emersa una correlazione significativa tra l’amputazione e i seguenti parametri: AAF da cause infettive (Log-rank test: 26,1; P > 0,001), diabete (Log-rank test: 12,9; P < 0,01), patologia arteriosa periferica di tipo occlusivo (Log-rank test: 3,1; P = 0,08), precedente amputazione di un arto (Log-rank test: 9,9; P < 0,01). Nel caso di AAF da causa infettiva l’amputazione si è resa necessaria, mediamente, dopo 49,6 mesi (95% CI: 24,3-74,8), mentre per gli AAF non infettivi l’amputazione si è resa necessaria dopo un tempo medio di 98,8 mesi (95% CI: 93,4-104,2).
Conclusioni. Gli AAF complicati sono ancora responsabili di una morbidità e mortalità significative. Il trattamento elettivo produce il massimo effetto.

lingua: Inglese


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