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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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CASI CLINICI  


Minerva Chirurgica 2005 February;60(1):61-6

lingua: Italiano

Su di un caso di carcinoma verrucoso dell¹esofago

Liberale G., De Simone P., Snoeck R., Féron P., Gelin M., El Nakadi I.


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Il carcinoma verrucoso (CV) dell¹esofago rappresenta una variante assai rara del carcinoma epidermoide, di cui sono stati riferiti nella letteratura internazionale 20 casi. La neoplasia appare caratterizzata da un elevato grado di differenziazione, da una crescita assai lenta con tendenza all¹infiltrazione di strutture viciniori, piuttosto che da metastasi a distanza. Recentemente è stato ipotizzato il ruolo del virus del papilloma umano (human papillomavirus, HPV) nell¹eziopatogenesi della neoplasia. In questo lavoro è presentato un caso di CV esofageo, il cui stadio di avanzamento ha reso impossibile il ricorso alla chirurgia e ha indicato un trattamento palliativo locale antivirale.
Un paziente di sesso maschile di 41 anni è giunto alla nostra osservazione per dolore toracico atipico persistente. Le indagini strumentali (TC toraco-addominale, esofago-gastro-duodenoscopia, esofagogramma, eco-endoscopia esofagea) hanno messo in evidenza una lesione espansiva estendentesi per tutta la lunghezza dell¹esofago, associata alla presenza di micosi florida del terzo superiore, multiple lesioni ulcero-necrotiche della porzione distale e 2 fistole esofago-bronchiali. La massa neoplastica infiltrava strutture cervico-mediastiniche viciniori, estendendosi in corrispondenza della loggia paraesofagea destra. Il paziente presentava inoltre un addensamento bronco-pneumonico coinvolgente i lobi superiore e medio destri e un¹acalasia esofagea secondaria all¹estesa infiltrazione neoplastica intraparietale. Le biopsie eseguite all¹atto dell¹esplorazione endoscopica hanno posto diagnosi di carcinoma squamo-cellulare a variante verrucosa e la presenza di HPV è stata dimostrata mediante tecnica PCR qualitativa. In considerazione dello stadio di avanzamento loco-regionale della malattia, il paziente è stato avviato a trattamento palliativo antivirale mediante iniezione locale perendoscopica di idrossi-fosfonil-metossipropil-citosina al dosaggio di 5 mg/kg una volta a settimana per un totale di 8 sedute. Nonostante un¹apparente risposta iniziale, a partire dalla sesta settimana di trattamento il paziente ha presentato una rapida progressione di malattia con la comparsa di un¹ulteriore fistola esofago-bronchiale trattata mediante posizionamento di protesi esofagea endoscopica. Un trattamento palliativo mediante cisplatino e 5-FU è stato indicato, ma non realizzato per l¹improvviso decesso del paziente a distanza di 6 mesi dalla diagnosi.
Al pari dei casi clinici precedentemente descritti in letteratura, il caso qui presentato dimostra come il CV esofageo possieda una prognosi altamente infausta, nonostante l¹elevato grado di differenziazione e la crescita lenta. La lunga storia naturale della malattia prima della comparsa di sintomi significativi, la scarsa specificità della sintomatologia stessa e l¹anamnesi positiva per pregresse patologie esofagee contribuiscono al ritardo diagnostico e allo stadio di avanzamento loco-regionale all¹atto della diagnosi. La chirurgia appare l¹opzione di scelta nel caso di lesioni iniziali che non coinvolgano strutture viciniori cervico-mediastiniche. Le lesioni localmente avanzate non sembrano attualmente avvantaggiarsi di trattamenti palliativi chemioterapici. Il ruolo eziologico dell¹HPV e i progressi della farmacologia molecolare potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove strategie di trattamento in classi di pazienti a rischio.

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