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Rivista di Chirurgia


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Minerva Chirurgica 2004 Giugno;59(3):209-18

 REVIEW

Surgical applications of organ preconditioning

Raeburn C. D., Zimmerman M. A., Banerjee A., Cleveland C. jr, Harken A. H.

Nel 1986, Murry et al. descrissero come, nei cani, brevi periodi di ischemia antecedente paradossalmente riducevano (anziché esacerbare) l'entità dell'infarto miocardico determinato da una prolungata ischemia successiva. Questa scoperta fortuita, oggi chiamata «precondizionamento», stimolò successive indagini circa gli inerenti meccanismi adattativi presenti in una varietà di tessuti ed organi. È oggi riconosciuto che una risposta protettiva può essere innescata, oltre che dall'ischemia, anche da molteplici elementi come il lipopolisaccaride, lo stress termico, l'esercizio, i farmaci adrenergici e persino il rumore. Inoltre, il precondizionamento protegge non solo contro la morte cellulare, ma anche contro la disfunzione contrattile, la non reattività e le aritmie post-ischemiche. Malgrado la preponderanza degli studi su animali che dimostrano i benefici del precondizionamento, la sua applicazione clinica è stata ostacolata dall'esitazione dei medici a sottoporre intenzionalmente i pazienti a uno stress nocivo prima di un intervento pianificato. Tuttavia, molti dei segnali intracellulari responsabili dell'effetto protettivo del precondizionamento sono stati identificati e la manipolazione farmacologica di questi segnali può produrre i medesimi benefici. L'esistenza del precondizionamento nell'uomo è stata dimostrata in vitro e in piccoli trial clinici e strategie mirate che sfruttano questo meccanismo protettivo endogeno promettono di allargare il potenziale terapeutico del precondizionamento d'organo.

lingua: Inglese


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