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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  XV CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETÀ POLISPECIALISTICA DEI GIOVANI CHIRURGHI
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Minerva Chirurgica 2002 June;57(3):347-56

lingua: Inglese, Italiano

Trattamento dell'emoperitoneo da rottura di carcinoma epatocellulare

Recordare A., Bonariol L., Caratozzolo E., Callegari F., Bruno G., Di Paola F., Bassi N.


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Obiettivo. Una delle più temibili complicanze dell'epatocarcinoma (HCC) è la rottura spontanea della neoplasia, che si presenta nel 4,8-26% dei casi. Lo scompenso epatico che spesso consegue è la principale causa di morte in questi pazienti. Sul trattamento persistono alcune controversie. L'elevato rischio della resezione della neoplasia viene contrapposto al successo dell'embolizzazione per via angiografica (TAE), procedura che si rivela però poco soddisfacente nel medio e lungo periodo. Scopo dello studio è di verificare retrospettivamente i risultati immediati e a distanza di un approccio terapeutico differenziato sulla riserva funzionale epatica e le caratteristiche della neoplasia.
Metodi. Dal gennaio 1994 al maggio 2000, 11 pazienti (7 M, 4 F), di età media 66,8±11,86 anni, sono stati trattati in urgenza per rottura di HCC, in 10 casi su cirrosi. In 7 casi è stata posta indicazione ad intervento chirurgico ed in 4 casi a TAE. La resezione chirurgica è stata effettuata nei pazienti con riserva funzionale epatica ancora mantenuta. In 5 casi l'ecografia e/o la TC hanno dimostrato un emoperitoneo associato ad una lesione focale resecabile. In una paziente con cirrosi nota l'ecografia ha consentito di rilevare unicamente il versamento endoaddominale; alla laparotomia è stato repertato e resecato un nodulo sanguinante sul V segmento nel contesto di una cancro-cirrosi. Un altro paziente è stato trasferito nel nostro Reparto per trattamento resettivo con un Packing. Quattro pazienti, con scarsa riserva funzionale e/o neoplasia voluminosa su fegato cirrotico sono stati trattati con TAE. Sono state registrate le complicanze, la mortalità postoperatoria, la sopravvivenza e la comparsa di recidiva a distanza.
Risultati. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad una resezione epatica minore; una lobectomia sinistra in 2 casi, una resezione del VII segmento, una del VII-VIII, ed una resezione cuneiforme in 3 casi. Il decorso è stato complicato da scompenso ascitico in 5 casi e da ascesso subfrenico in un caso. Quattro pazienti sono morti a 3, 4, 6 e 62 mesi dall'intervento; 3 pazienti sono viventi dopo 22, 25 e 89 mesi. Tutti i pazienti sottoposti a TAE sono morti entro 6 mesi dal trattamento.
Conclusioni. Nei pazienti con sospetta rottura di epatocarcinoma, la presenza di una adeguata riserva funzionale epatica (Child A-B7) ed il riscontro di una neoplasia epatica resecabile rappresentano una indicazione all'intervento chirurgico d'urgenza. Nel caso di ridotta riserva funzionale epatica riteniamo più opportuno il ricorso alla TAE. Altre procedure chirurgiche proposte, come l'emostasi diretta o la legatura dell'arteria epatica dell'HCC dovrebbero essere riservate ai casi di emorragia non controllabile o recidiva dopo TAE.

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