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MINERVA CHIRURGICA

Rivista di Chirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Chirurgica 2001 Giugno;56(3):257-64

lingua: Italiano

Gli interventi chirurgici complessi combinati: chirurgia cardiaca e chirurgia generale

Gavezzoli D., Faccini M., Caputo P., Zuccon W., Bonandrini L.


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Obiettivo. Lo scopo del lavoro consiste nella valutazione dell'indicatore chirurgico in pazienti portatori di patologia cardiaca e di patologia concomitante.
Metodi. In questo studio, eseguito tra il 1992 ed il 1999 presso il nostro Ospedale, abbiamo preso in considerazione 10 interventi chirurgici combinati, trattati nel corso della medesima seduta operatoria, su pazienti affetti da malattia cardiaca e patologia comitata, entrambe ad indicazione chirurgica. I soggetti sottoposti ad interventi chirurgici combinati sono stati 8 uomini e 2 donne con età media di 59,4 anni (range 50-68 anni) affetti da neoplasia toracica e addominale ad eccezione di una donna affetta da ipersplenismo e di un uomo portatore di displasia cistica del polmone con pneumotorace recidivante. Sono state eseguite resezioni anatomiche e, in due casi, wedge-resection eccetto una donna che ha richiesto la splenectomia ed un uomo che ha eseguito una resezione atipica e decorticazione. Tutti i casi hanno richiesto l'uso della circolazione extracorporea.
Risultati. Non ci sono stati casi di decesso perioperatorio e la sopravvivenza mediana è stata di 34 mesi (range 6-72 mesi). Inoltre non si sono verificate emorragie nel rispetto dei parametri coagulatori previsti dalla circolazione extracorporea. Questo tipo di approccio si è dimostrato vantaggioso sia economicamente che nei tempi di ricovero ospedaliero.
Conclusioni. La nostra esperienza ci induce a pensare che siano interventi da ritenersi concreta opzione terapeutica in pazienti selezionati. Le osservazioni lasciano intravedere la possibilità di ulteriori riflessioni sul rischio chirurgico degli interventi combinati e al di sopra di un certo limite il rischio, mortalità-morbilità, non solo non aumenta ma una migliore rivascolarizzazione del miocardio può ridurre tale indice di pericolo.

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